Eliogabalo o l’anarchico incoronato

Di Alice Laugero

“Le rose di Eliogabalo”di Lawrence Alma-Tadema, 1888, olio su tela, 131, 8×213,4 cm, collezione privata

“Io vedo in Eliogabalo, non un pazzo, ma un insorto”

“Egli chiama la debolezza: forza, e il teatro: realtà. Rovescia l’ordine precostituito, le idee, le nozioni comuni delle cose. Egli pratica un’anarchia minuziosa e pericolosa, poiché si scopre agli occhi di tutti. Insomma giuoca la propria pelle. Il che è da anarchico coraggioso”

Antonin Artaud, “Eliogabalo o l’anarchico incoronato”, Milano, Adelphi, 1998.

Bellissime queste rose, non è vero? Forse “è un po’ troppo di maniera questo dipinto” penserà anche qualche lettore. In realtà, questo baccanalico quadro dall’apparenza vivace e serena illustra invece un mito molto crudo: secondo l’Historia Augusta, Eliogabalo, imperatore romano, avrebbe assassinato i suoi invitati sommergendoli completamente di petali di rosa, guardandoli soffocare.

A molti lettori sarà venuto un sentimento di noia  ripensando al mondo romano. Oppure angoscia, rimembrando ansiose interrogazioni o  infami versioni di latino. Pochissimi si ricorderanno di aver citato Eliogabalo.

Bene, Artaud, scrittore e drammaturgo francese, viene in nostro aiuto spazzando via ogni cosa che abbiamo pensato a proposito di quest’argomento.

Questa è una storia fatta di donne astute e potenti che osarono sfidare la misoginia dell’epoca, di trame e conflitti, di violenza inaudita e di un androgino giovane imperatore tanto sensuale e spregiudicato quanto ingenuo.

Perché parlare, in questo mese dedicato alla rivoluzione, di un imperatore romano? Perché egli come vedremo, fu la rivoluzione fatta uomo, distrusse ogni regola, valore, certezza del suo tempo e pagò orribilmente le conseguenze delle sue azioni con la morte e la damnatio memoriae.

Proprio per questo, sappiamo molto poco di questo personaggio: conosciamo infatti molte leggende che evidenziano la depravazione dei suoi comportamenti ed i suoi capricci (come l’episodio delle rose sopra citato). Questi episodi derivano dall’inattendibile fonte Historia Augusta, scritto dopo la sua morte, in un clima politico volto a cancellare la sua memoria. Dentro di esso sono contenuti diversi miti: come egli si deliziasse a guardare combattimenti di gladiatori prima di un banchetto, come si divertisse a veder cuscini che si sgonfiavano in modo che i convitati si trovassero sotto il tavolo o a spaventare in vari modi i suoi amici. Comunque, una delle rarissime fonti considerate più o meno attendibili sembrano essere dello storico dell’epoca Cassio Dione.

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Busto di Eliogabalo, Musei capitolini, Roma

Eliogabalo, il cui vero nome era Sesto Vario Avito Bassiano nasce a Roma nel 203 d.C; principe siriano, diviene per diritto ereditario, a soli quattordici anni, sommo sacerdote del dio El-Gabal (“il dio che si manifesta in una montagna”). Questa divinità solare era adorata nel tempio di Emesa, sottoforma di un betilo, pietra sacra, meteorite conico nero.

La madre, Giulia Soemia, (cugina di Caracalla e parente di Settimio Severo) e la nonna, Giulia Mesa, insieme al consigliere eunuco Gannys tramarono un complotto per vendicarsi dell’esilio subìto da parte dell’imperatore Macrino, per spodestare il nemico e mettere Eliogabalo sul trono romano. Facendo girare voce che il ragazzo era in realtà figlio dell’imperatore Caracalla, ucciso da Macrino, Mesa riuscì a convincere i soldati ad aiutarli nella loro impresa. Intrapresero così la guerra di Antiochia contro l’imperatore nemico ed insieme al comandante Gannys vinsero la battaglia. Una volta eliminato l’antagonista, il quindicenne Eliogabalo viene incoronato imperatore nel 218, d.C con il nome di Marco Aurelio Antonino (lo stesso nome di Caracalla). Da qui in poi inizia la sua ribellione.

Insofferente ai modi di pensare romani e cresciuto in un ambiente siriano di stampo matriarcale, egli conferì alla madre e alla nonna altissimi titoli di rango senatoriale: Soemia ricevette il titolo di clarissima, Mesa mater castrorum et senatus (“madre degli accampamenti e del senato”). Inoltre, entrambe potevano assistere alle sedute del Senato.

Non contento di questa prima rivoluzione, egli costituì anche il senaculum mulierum, il “Senato delle donne”, autorizzato a decidere su certi argomenti.

Elesse anche come comandante della guardia pretoriana un ballerino.

Eliogabalo cercò di unire la religione siriana alla nuova posizione di imperatore. Istituì così il culto di El-Gabal a Roma, cambiando il nome della divinità in Deus Sol Invictus e costruendogli un sontuoso tempio sul Palatino. Elevò il dio solare al di sopra di tutti gli dei, incluso Giove e fece in modo che tutte le reliquie religiose venissero portate nel nuovo luogo di culto in modo così che nessun’altra divinità venisse adorata.

Per poter diventare il sommo sacerdote di El-Gabal, Eliogabalo si fece circoncidere, costringendo pure alcuni suoi collaboratori a fare lo stesso: Cassio Dione, racconta che pensò persino di castrarsi, ma non ebbe poi il coraggio di farlo. Obbligò anche i senatori a guardarlo mentre danzava in onore della divinità solare vestito con abiti siriani. Per rafforzare il legame tra questo dio e la religione romana, Eliogabalo fece contrarre a El-Gabal un “matrimonio sacro” con Astarte (dea lunare), con Minerva, e con la dea cartaginese Urania. Come se non bastasse, giusto per creare ancora più scandalo, egli decise di sposare la vergine vestale Aquilia Severa. Per legge, una vestale che avesse perso la propria sacra verginità veniva seppellita viva secondo un antica tradizione. Questo fatto fu quindi recepito dai romani come un assoluto oltraggio alla loro religione e tradizioni.

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Edouard Alexandre Max “De Max”, (1869-1924), attore francese nella parte di Eliogabalo

Secondo Cassio Dione, il prefetto del pretorio e tutore dell’imperatore, Gannys fu fatto assassinare da Eliogabalo perché cercava di indurlo a regnare con “temperanza e prudenza”, preoccupato dal fatto che tutti questi cambiamenti lo avrebbero fatto etichettare dalla gente come troppo “barbaro”. Anche la nonna lo avvertì di questo, ma il giovane imperatore non le prestò ascolto. Se in un primissimo momento egli aveva incontrato il favore del popolo, è facilmente intuibile quanto dopo tutti questi importantissimi cambiamenti si alienò la simpatia romana.

Contrasse matrimonio cinque volte, per poi divorziare ogni volta e sposò anche un auriga, Ierocle. Altro fatto sconcertante per l’epoca, Eliogabalo voleva farsi chiamare “moglie” rispetto allo sposo di classe inferiore e cercò perfino di elevarlo a Cesare, non riuscendoci. Ebbe anche come amante un atleta, Zotico, a cui offrì il titolo di cubicularius e che successivamente sposò. L’Historia Augusta racconta di quanto egli si abbandonasse alla più sfrenata sensualità. Istituì lupanari nella propria dimora aperti ad amici, clienti e servi. Stava spesso nudo sulla porta per cercar avventori, si depilava, truccava e vestiva da donna prima di vendere il suo corpo. Si dice che riscattò anche alcune prostitute dai loro sfruttatori, offriva cariche pubbliche ai liberti e faceva sempre dispendiosi doni ai suoi amici.

Erodiano, scrittore dell’epoca, dice che che abbia anche offerto metà dell’Impero romano al medico che potesse dotarlo di genitali femminili.

Oggi diremmo che Eliogabalo probabilmente aveva tendenze transessuali ma Artaud, spiega che secondo lui tutti questi comportamenti conducevano ad un unico scopo: quello di raggiungere il principio di El-Gabal, ovvero l’Unità tramite gli opposti, il sacro Androgino primigenio ed allo stesso tempo divertirsi ad andare contro ad ogni regola. Bisogna però anche dire che molte religioni orientali comprendevano normalmente la prostituzione sacra o la pratica orgiastica come elementi religiosi.

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Edouard de Max come Eliogabalo, foto di Jean Lorrain

I romani, come è facile pensare, non lo capirono ed i suoi avversari cavalcarono l’onda di violenta indignazione di massa. Intanto, la nonna Giulia Mesa, preoccupata dal clima politico, decise di rivolgersi alla seconda figlia, Giulia Mamea, convincendola a far adottare il figlio Alessandro severo dall’Imperatore. Eliogabalo si trovò quindi un cugino-figlio con cui dividere il consolato che si occupava delle questioni secolari lasciandogli amministrare solo la sfera religiosa. Quando l’imperatore si accorse che i soldati pretoriani preferivano il cugino a lui, ordinò l’arresto e l’esecuzione dei soldati ribelli e del parente. A questo punto però, a sorpresa, la guardia pretoriana ha un pretesto per rivoltarsi contro Eliogabalo. Il giovane scappa con la madre in una cloaca ma viene scoperto, ucciso senza pietà assieme a lei e a loro viene tagliata la testa. Poi vengono denudati ed i loro corpi trascinati per la città. Dopodiché, i soldati si disfano del cadavere di Giulia Soemia e cercano di scaricare nelle fogne il corpo del ragazzo ma non riuscendoci, pensano quindi di scarnificarlo per ridurne il volume. Visto che l’impresa risulta negativa, decidono di buttarlo infine nel Tevere, legato ad una grossa pietra.

Eliogabalo muore quindi in modo atroce l’11 marzo 222 d.C, a soli diciotto anni.

La furia non passa neanche dopo la sua morte e come prima cosa, viene abolito il senato di donne, poi vengono distrutte le statue, i templi e tutto ciò potesse servire a ricordarlo, bandendo perfino il suo nome.

In seguito vengono diffuse leggende allo scopo di dimostrare il suo carattere perverso e folle ed altre assolutamente misogine volte a condannare l’indipendenza, la libertà e la spregiudicatezza delle donne della sua famiglia.

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Solo Antonin Artaud, estremo drammaturgo e scrittore, eccessivo, colto e rivoluzionario poteva scrivere di questo personaggio estremo.

Il suo libro, (del 1934), non è ovviamente una lezione di storia: alla fine Eliogabalo è solo un pretesto per scrivere una delle opere più folli e sublimi che siano mai esistite. Artaud vuole scontrarsi violentemente contro i benpensanti, i perbenisti, i religiosi della sua epoca, senza alcuna pietà. Un po’, in fondo, come aveva fatto per esempio Nietzsche ai suoi tempi, con opere quali l’Anticristo o Zarathustra.

La scrittura è schizofrenica ed ossessiva e va continuamente a sottolineare la depravazione, la lascività decadente dei personaggi, soffermandosi sulle leggende più fantasiose.

Eliogabalo qui è Dioniso incarnato: sensuale, violento, perverso, folle, mistico, femminile e maschile, imperatore ed anarchico allo stesso tempo.

Un libro quindi in cui tutto è frenetico ed in movimento, in cui i fluidi corporei si mescolano al sangue ma in cui c’è abbastanza spazio per dilungarsi sui simbolismi mistici ed alchemici presenti. Lettura consigliata a menti aperte senza preconcetti di alcun tipo, ai curiosi senza problemi di stomaco e ai rivoluzionari.

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BIBLIOGRAFIA:

 

Antonin Artaud, “Eliogabalo o l’anarchico incoronato”, Milano, Adelphi, 1998

SITOGRAFIA:

 

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