Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita

“Dicesi sega mentale il pensare a cose che non hanno attinenza con la realtà” (Giacobbe 2003: 18).

Viaggio mentale, castello in aria, film, nevrosi… Chiamatele come vi pare. Tutti ce le facciamo. Anche tu, lettore, probabilmente te ne sei già fatte cinque tra il titolo e le prime due righe. Perché tutti quanti, tutti, come diceva Freud, in fondo siamo nevrotici. Poi si può essere nevrotici isterici, nevrotici nevrastenici, nevrotici ansiosi (alzo la mano), nevrotici depressi, schizoidi, paranoidi… Fatto sta che siamo la stragrande maggioranza.
Se anche tu, come me, sei un nevrotico impenitente, allora questo libro potrebbe fare al caso tuo!
9788879286626_0_200_0_0Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita è il perfetto manuale di psicologia per chi odia la psicologia, il testo sacro tascabile per tutti i fusi mentali o aspiranti tali.
Teorico, ma soprattutto pratico; leggero, ma molto serio; provocatorio, senza peli sulla lingua, gender friendly, ironico, autoironico e profondamente sincero, questa piccola gemma dell’autoprevenzione e dell’autoterapia della nevrosi associa gli schietti consigli dell’autore alle tecniche yoga-buddiste-zen del lontano Oriente, dove la gente è da tempi immemori risaputamente più centrata di noi, frenetici occidentali.
Lo scopo di questo manualino breve come un viaggio in treno è aiutare i poverini come noi a eliminare il pensiero nevrotico, alias le seghe mentali, che ci rovinano l’esistenza sommergendoci si ansie e paure, impedendoci di godere dei piaceri della vita.
Giacobbe, con un linguaggio umoristico alla portata di qualunque spirito illustra le sue teorie in 6+1 capitoli, raccontandoci Dei segaioli mentali, Delle seghe mentali, Del come sono fatte le seghe mentali, Del perché ci facciamo le seghe mentali, Del perché non farsi le seghe mentali, Del come non farsi le seghe mentali.

In primo luogo, esistono seghe mentali benefiche e seghe mentali malefiche. Le seghe mentali malefiche si definiscono tali perché sono “la riproduzione iterata e automatica di pensieri portatori di una qualche tensione, cioè di sofferenza, generata da uno stato di paura, ossia di allarme nei confronti di qualcosa, che il nostro cervello ritiene pericoloso per la nostra incolumità, il più delle volte non reale ma simbolica” (Giacobbe 2003: 51).
Perché smettere di farsi le seghe mentali (malefiche)? Per smettere di soffrire, per smettere di sprecare tempo ed energie. Le nevrosi, specialmente quelle ansioso-depressive, tendono infatti a consumare energia mentale e a sfiancare corpo e psiche.
Premettendo che Giacobbe definisce ogni capitolo che scrive quello indispensabile e tutti gli altri quelli inutili, è opportuno tenere in considerazione un percorso tattico di lettura. I lettori nevrotici sono infatti caldamente consigliati di passare dal capitolo 5 (Perché non farsi le s.m.) all’appendice in coda al testo, ovvero Del cosa può fare un povero nevrotico (meglio se ossessivo) per smettere di farsi le seghe mentali. Per i normali segaioli Giacu consiglia il sempre valido consiglio della nonna: la preghiera. Ovviamente intesa come mantra. Va bene qualunque parola, basta che la ripetiate ossessivamente: “per un nevrotico ossessivo usare una tecnica ossessiva è la cosa più facile e divertente di questo mondo”.
Io personalmente ho scelto come mantra la mia parola russa preferita, zelënyj čaj-latte (thè verde col latte). Zelënyj čaj-latte, zelënyj čaj-latte, zelënyj čaj-latte, zelënyj čaj-latte, zelënyj čaj-latte….
La tecnica mantrica infatti agisce distaccando l’energia ossessiva dall’oggetto che ne è la causa (la sega mentale), riversandola sulla parola ripetuta, fino a che la causa della nevrosi non svanisce e l’energia ossessiva non va esaurendosi. Questo funziona perché “se tu sei ossessionato/a da un pensiero che ti genera tensione, il tuo cervello si ritrova in uno stato di sovraeccitazione nevrotica, per cui tende a reiterare ossessivamente quel pensiero” (Giacobbe 2003: 97).
Le seghe mentali sono delle vere bestie, perché ogni volta che compare alla mente il pensiero a loro allacciato, tu diventi teso e quel pensiero si riproduce, ripresentandosi ancora più forte di prima… avete presente, no?

…la tesi – la laurea – il dottorato – il fallimento – la disoccupazione – l’ufficio nella campagna cuneese – le bollette – la morte…

Fermare il pensiero su un oggetto neutro è come incatenare la scimmia e impedirle di saltare di ramo in ramo” (Giacobbe 2003: 97).
Quindi, zelënyj čaj-latte. In pratica lasci un’ossessione malefica per prenderne una buona.

Ecco, da qui, dopo aver mantrato ossessivamente, i nevrotici ansiosi e ossessivi possono tornare al capitolo 6 e imparare a non farsi le seghe mentali, nemmeno quelle buone.
Però, però. Per i depressi ripetere ossessivamente zelënyj čaj-latte non serve a niente, perché non hanno addosso l’energia ossessiva per mettere in moto questa tattica. Ma il buon Giulio Cesare (Giacobbe) ha pensato anche a loro: serve un mantra significativo, meglio ancora se religioso, “perché da buon/a depresso/a speri sempre che qualcuno possa aiutarti a uscire dal tuo stato (è tipico del depresso non far niente ma aspettarsi che gli altri facciano qualcosa per lui), e se questo è il Creatore, be’ allora è uno che ha tutte le carte in regola per farlo” (Giacobbe 2003: 101).
Il mantra significativo aggiunge suggestione alla cosa. Ma va bene anche un nome o un’entità idealizzata… Ad esempio, sei uno scrittore depresso afflitto da blocco cronico che per non dover morire di fame fa un lavoro noioso che lo porta ad essere ancora più depresso di prima perché l’unica cosa che ti tirerebbe su è lo scrivere ma tu c’hai il blocco dello scrittore? Kafka, Kafka, Kafka, Kafka, Kafka, Kafka, Kafka…
Capito il senso?
Il bello è che il mantra significativo si può usare in presenza di qualunque tipo di nevrosi, anche quelle non ossessive, perché provoca una specie di corto circuito cerebrale e che “tale corto circuito cerebrale ha una valenza evocativa, ossia istituisce collegamenti sinaptici con altri circuiti cerebrali privi di eccessi di tensione e quindi soggettivamente gratificanti” (Giacobbe 2003: 103).
Quindi, oh tu scrittore bloccato e ansioso, quando Kafka ha fatto effetto, passa al capitolo 6 pure tu e scopri come smettere di ripetere Kafka ossessivamente per stare meglio!

Ma quindi, com’è che si smette di farsi le seghe mentali alla fin fine??
La risposta non ve la do, perché se no spoilero troppo. Vi darò solo un indizio, citando il saggio e calmissimo Siddhartha: mangiate il mandarino con consapevolezza.

Informazioni sull’autore:
Giulio Cesare Giacobbe – ha conseguito la laurea in Filosofia in Italia, a Genova, e il dottorato di ricerca in Psicologia negli USA (California) con specializzazione in Psychological Analytic Couneling. Ha praticato analisi personale e formazione in psicoterapia presso l’Istituto di Psicosintesi di Firenze. È iscritto all’Albo degli Psicologi Italiani ed è abilitato all’esercizio della psicoterapia in Italia e negli USA. È titolare dell’insegnamento di Fondamenti delle Discipline Psicologiche Orientali presso l’Università di Genova, dove vive e lavora. Nel 2003 pubblica per la casa esitrice Ponte alla Grazie Come smettere di farsi le seghe mentali e cominciare a godersi la vita, a cui segue nel 2004 Alla ricerca delle coccole perdute. Una psicologia rivoluzionaria per il single e per la coppia.

Altri link utili:

http://www.giuliocesaregiacobbe.org/home/

https://www.internazionale.it/opinione/oliver-burkeman/2017/09/19/ansia-consuma

Fonti:

Giacobbe, G. C. (2003), Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita, Milano, Ponte alle grazie.

Giacobbe, G. C. (2004), Alla ricerca delle coccole perdute. Una psicologia rivoluzionaria per il single e per la coppia, Milano, Ponte alle grazie.

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