Siamo tutti libertini

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La maggior parte di noi è cresciuto in una cameretta. Che questa fosse tutta nostra o in condivisione con i fratelli, ad un certo punto è iniziata a starci stretta. Crescere per molti ha significato allontanarsene, creare un diversivo alla cameretta.

L’adolescenza dell’umanità è stato il Settecento, quando gli eruditi filosofi e letterati del tempo compresero la fatica e la frustrazione imposta dalla cameretta dei dogmi e delle verità rivelate.

«Per i libertini la cameretta è uno spazio insopportabile»

Nel Seicento diversi filosofi iniziarono a soffermarsi sui valori della libertà dell’individuo e sull’importanza delle passioni. È proprio in questo secolo che nasce il cosiddetto libertinage érudit. Il secolo seguente fu intriso di cambiamenti fondamentali anche portati dalla filosofia libertaria del Seicento, che iniziarono a scardinare la società dell’Anciène Régime, fino a quel fatidico 1789.

Jean-Pierre Norblin de La Gourdaine, La fete galante, 1785
Jean-Pierre Norblin de La Gourdaine, La fête galante, 1785 (una delle ultime)

Il libertino è colui che distrugge in sé i dogmi e le credenze, in linea con una verità filosofica perseguibile essenzialmente con la libertà. Il libertin érudit è un pensatore, o una pensatrice, che mettono in discussione ciò che nuoce all’individuo e alla collettività, per il conseguimento del bene pubblico. Nasce in questo periodo il concetto di felicità delle masse. Naturalmente, questa corrente di pensiero, per quanto vicina ai valori democratici, rimase aristocratica o comunque legata agli ambienti di erudizione culturale.

L’umanesimo rinascimentale si portava dietro l’immagine della beata solitudo: una solitudine assolutamente antitetica con il pensiero libertino, che era invece fondato sull’importanza dell’uomo in quanto essere sociale.

Jean-Honoré Fragonard (1732-1806), La fête à Saint-Cloud, huile sur toile
Jean-Honoré Fragonard, La fête à Saint-Cloud, 1775-1780: festa, festa, festa

Il libertinaggio seicentesco venne ereditato a pieno titolo nel Settecento, che lo visse con estrema gioia di vivere, in un approccio molto diverso da quello angosciante che esplose con il Romanticismo dell’Ottocento.

Prima ho detto che i libertini sono da considerarsi democratici, ma fino a un certo punto: per loro, infatti, ogni forma di spiritualismo è una forma di comando, una forma di potere. Qualsivoglia dogma attacca quindi la libertà del singolo e la sua espressività nel mondo. Ma allo stesso tempo il pensiero libertino non può essere per tutti: è un privilegio intellettuale e sociale, perché se anche solo la sessualità libertina fosse concessa a tutti, il mondo non potrebbe che cadere nel caos.

«Ma guardiamoci dal rivelare agli sciocchi delle verità che non apprezzerebbero e di cui abuserebbero. Esse devono essere conosciute solo da colore che sanno pensare e le cui passioni sono così equilibrate che nessuna può vincerli.»

Questo nell’ottica che la fantomatica verità sia un cibo «da servire solo a certe tavole, con grande discrezione e dopo aver allontanato i camerieri.» e che il fatto che qualcosa sia condiviso dalla massa non lo rende pregiato, ma anzi, la prova dell’errore è nell’approvazione della folla.

Non tutti, quindi, sicuramente non coloro che non sono considerati intelligenti e acculturati. Ma, per la prima volta in molti secoli, ecco una figura che inizia a essere considerata in questo ambiente come alla pari del filosofo: la donna. Giacomo Casanova fu il libertino italiano più progressista (nonostante il Papa gli piacesse, in qualche modo). Lui portò alto il valore della donna, che poteva essere vista come una pari nella conversazione libertina. I piaceri sono raggiungibile solo attraverso una collaborazione tra i sessi, per il fatto che nessuno può esperire il bene se non lo esperisce l’altro. Il concetto di “delicatezza”, per esempio, coincide con il mettersi a disposizione dell’altro, che questo sia un tramonto, un quadro, o una donna. Ricordiamoci di non confondere Casanova, gentile amatore e libertino, con il meschino seduttore che fu Don Giovanni, che le donne le usò, più che amarle.

«Felici coloro che senza nuocere a nessuno sanno procurarsi il piacere.»

watteau 1717 festa veneziana
Watteau, Festa veneziana, 1717 circa

Il piacere, nella vita, non dovrebbe essere un’aggiunta alla vita, bensì il suo fondamento. Per questo anche le donne che incontra Casanova nel cammino dell’Histoire de ma Vie rientrano a pieno diritto nell’alcova del divertissement. È intorno al concetto di divertimento che si gioca la filosofia della vita come godimento: divertirsi è trovare un diversivo alla vita, alla paura della morte e innanzitutto dalla noia.

La noia viene concettualizzata per la prima volta nel Settecento, e da qui si sono cercati sempre più modi diversi di annientarla, soprattutto con la letteratura libertina, che può essere considerata di fatto come un sinonimo di tutta la letteratura moderna. Come, per esempio, quella del marchese De Sade:

«Datemi retta, così si deve vivere, e quando il creatore della natura fece nascere dei vigneti da un lato e delle vulve dall’altro, state certo che era perché ne godessimo.»

Il divertimento: mangiare, dormire, fare l’amore, conversare. La conversazione in questo secolo è considerata un pilastro fondante dell’umanità, come un diversivo per non pensare alla morte, e anche il sesso è conversazione. La chiave sta nel rendersi disponibili all’altro, e quindi non rimanere nella cameretta. La disponibilità è azione, è movimento, unico motore vero della vita, in opposizione costante al destino, denigrato soprattutto da Casanova.

La questione della libertà femminile è molto sentita in questo periodo. Nell’opera anonima (ma forse di Diderot) intitolata Therèse Philosophe, la giovane Teresa che scopre i misteri dell’amore in un ambiente di pii uomini di chiesa, non solo ha studiato ed è una vera filosofa, ma rappresenta un’inaudita emancipazione, di ragazza che rifiuta il ruolo di moglie e anche il ruolo di madre. Le donne dell’aristocrazia illuminista e libertina erano rappresentate da figure potenti come quelle della marchesa de Pompadour, che da concubina preferita di Luigi XV divenne una vera erudita, studiosa e politica, donna libera nella sua posizione sociale di amante del re.

Ritratto di Madame de Pompadour, Boucher, 1759.jpg
Boucher, Madame de Pompadour, 1759

In questo contesto anche l’arte si avvicinò sempre di più a contesti laici, mondani e aristocratici. I soggetti della pittura rococò erano infatti molto diversi da quelli del barocco: baccanali, scene della commedia dell’arte, episodi della vita amorosa, pura decorazione. Un esempio sono le scene di conversations galantes di Antoine Watteau, che ritraeva feste di coppie di amanti dentro scenari arcadici, come l’emblematico Pellegrinaggio all’isola di Citera realizzato nel 1717 circa. Non si capisce se i pellegrini stiano lasciando l’isola o ci stiano sbarcando. Nei colori bruni e morbidi di Watteau si scorgono emozioni come il desiderio, la speranza, ma anche la malinconia e la nostalgia. Le tre coppie disposte in primo piano sembrano rinchiudere una successione: la prima, seduta, rappresenta la timidezza e il desiderio dell’innamoramento, la seconda coppia la forza dell’amore è raffigurata come un ragazzo che aiuta una fanciulla ad alzarsi, mentre nell’ultima coppia la fanciulla che si sofferma a guardare indietro ricorda la nostalgia per i tempi andati di un amore consolidato.

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Watteau, Pellegrinaggio all’Isola di Citera, 1717

 

Watteau rimaneva così in un contesto ancora molto allegorico e trasognante: fu proprio grazie a lui che nacque un vero e proprio genere di pittura, riconosciuto dall’Accademia francese con il nome di Fête Galante. Questo tipo di soggetto fu utilizzato ampiamente tra 1717 e 1770 circa, con alcuni strascichi nel finire del secolo.  Le festa era un vero status symbol dell’aristocrazia del tempo, che sfogava tutte le proprie volontà libertarie in questi partyhard organizzati in luoghi bucolici.

Jean-Honoré Fragonard, Deux jeunes femmes sur un lit jouant avec deux chiens ou Le Lever, vers 1770, Huile sur toile, 74,3 cm x 59,4 Collection of Lynda et Steward Resnick.jpg
Jean-Honoré Fragonard, Due giovani donne su un letto che giocano con dei cani,  1770 circa: come finivano le feste galanti

Un altro grande pittore del rococò francese che raffigurò al meglio quella società dei salotti, del divertissement, del souvrain bien, fu François Boucher. I suoi soggetti sono più palesemente libertini: scene erotiche, soggetti galanti che coincidono con i personaggi e le storie dei romanzi licenziosi del tempo.

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Boucher, Madame de Pompadour, 1756

Boucher fu il pittore preferito di Madame de Pompadour. Diderot, che dà il titolo anche a questo articolo, disse di questo pittore:

«Boucher dipinge oscenità per il boudoir di un grande»

Ma raffigurò anche signorine di estrazione ed età più bassa, in versioni molto più liberate dai fiocchi, merletti e acconciature, come la meravigliosa attrice dell’Opéra Comique, Mademoiselle O’Murphy, che Casanova descrisse così: «Era bianca come un giglio e possedeva tutte le grazie che la natura e l’arte di un pittore avrebbero potuto mettere insieme. La bellezza del suo viso, inoltre, comunicava un delizioso senso di pace a chi la contemplava. […]». Nella Storia della mia vita di Casanova, al capitolo XXXII viene descritta la storia della O’Murphy, anche detta Morphy, in un’ ottica un po’ fantasiosa ma curiosa: secondo questa versione, fu Casanova stesso a conoscerla per prima e a farla ritrarre da un pittore “tedesco”. Quando il dipinto arrivò a Luigi XV, allora il sovrano volle conoscere di persona la tredicenne, che divenne effettivamente la sua amante e gli diede un figlio.

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François Boucher, Louise O’Murphy , 1752 circa

Un altro pittore esemplare del Settecento libertino è l’allievo di Boucher, Jean-Honoré Fragonard, che divenne il miglior esponente del genere erotico-galante, con esempi di raffinata eleganza mista ad alta carica erotica come La chamise enlevée, un vero e proprio “quadro d’alcova”:

 

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Fragonard, La camicia levata, 1770 circa

Ogni epoca ha il suo modo di divertirsi, e in questo periodo era possibile farlo con giochi ai nostri occhi banali, come la moscacieca

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Fragonard, Il gioco della mosca cieca, 1748-52

Notare il capezzolo sfuggente che dà un’aria tutta diversa alla mosca cieca che conoscevamo noi.

Oppure nel simpatico gioco della ”mano calda” dove la gente si faceva praticamente sculacciare in pubblico (con la scusa se si dava lo schiaffo sulla mano e non sul deretano, ma erano tutte scuse) per poi dover indovinare chi fosse stato.

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Fragonard, Le jeu de la main chaude, vers 1775-1780

Ma in fin dei conti, il mondo gira intorno all’amore e all’ebrezza da secoli e secoli, e così ancora sarà.

Note e Bibliografia:

  • il titolo dell’articolo si ispira alla raccolta epistolare di Denis Diderot a Sophie Volland: Siamo tutti libertini, Denis Diderot, Archinto editore
  • Fragonard, nella serie Capire la pittura, Fabbri editore, 1992
  • Silvia Malaguzzi, Watteau, ArteDossier, Giunti
  • Silvia Camagni, Arte erotica – i capolavori dei grandi maestri, Dix Editore, 2009
  • Giorgio Ficara, Casanova e la malinconia, Einaudi, 1999
  • Giacomo Casanova, Storia della mia vita, Arnoldo Mondadori Editore, 1983
  • De Vecchi – Cerchiari, Arte nel tempo, Bompiani, 2004
  • Jacques Thullier – Albert Chatelet, La peinture françaiseDe Le Nain à Fragonard, Skira, 1964
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