Falso come Breton

Qui giace il bue Breton, il vecchio esteta, falso rivoluzionario con la testa di Cristo (Bataille 

Signori signore comprate entrate comprate e non leggete

Tutto ciò che leggerete potrebbe essere vero, ma potrebbe anche essere falso. Nessuno dei dati o delle critiche sono costruttivi, ma distruttivi, oppure no.  

«A priori, cioè a occhi chiusi, Dada pone prima l’azione e sopra ogni cosa: il Dubbio. Dada dubita di tutto. Diffidate di Dada.»*

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Un giorno mi trovavo a camminare nei giardini reali dei Savoia, a Torino, e mi sono imbattuta in uno squat anarchico dal nome Fenix. Un signore dagli occhiali tondi stava seduto dietro un banchetto pieno di libri. Lessi tutti i titoli, e mi ritrovai sotto gli occhi un libro che avevo già incontrato su un’altra bancarella: Storia del Dadaismo di George Ribemont-Dessagines  e Un Cadavre di Dessaignes, Jacques Prévert, Raymond Queneu, Roger Vitrac, Michel Leiris, Georges Limbour, Jacques-André Boiffard, Robert Desnos, Max Morise, George Baraille, Jacques Baros, Alejo Carpentier.  

L‘8 febbraio del 1916 alle sei di sera era nato il Dadaismo, arte che negò l’arte e cambiò per sempre il linguaggio di una parte dell’estetica contemporanea. Dada creò qualcosa che fosse anarchico, qualcosa che si presentasse allo spettatore al di fuori di qualsiasi inquadramento tecnico-artistico. Collage audaci, fontane che sono pisciatoi, dimostrazioni che facevano scappare le persone, fotografie molto diverse dal solito, pièce teatrali destabilizzanti e tante, tante riviste. Roba scritta a palate, manifesti, tutti scritti senza remore, senza timori, in una costante propensione alla immoralità. La morale borghese era scardinata in un movimento che non significava nulla. Che non significasse niente lo diceva lo stesso Tristan Tzara nel 1918, e visto che l’aveva inventato un po’ anche lui, possiamo iniziare a farci venire dei dubbi. Dada non è niente: di base un bastone su cui un bambino si mette a cavallo, è una parola che sbrodola dalle bocche degli infanti, un sìsì detto alla romena, un cavallo vero, uno shampoo famoso a Zurigo, magari solo un hobby. Questo lo dice Larousse, il signore che ha scritto il dizionario francese, ma forse anche altre persone. Dada è scelto a caso nel dizionario. Dada è un paradosso che taglia la testa al toro.  

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In mezzo a tutto questo c’era anche André Breton, bambino modello alla scuola dei preti. Era poeta, Breton, per poi diventare dadaista. Si trovò a dire che il cubismo non gli piaceva, ma poco tempo dopo fece acquistare a un conoscente le Demoiselles d’Avignon di Picasso.  

Ad un certo punto, mentre era dadaista, decise di organizzare un Congresso a Parigi per decidere all’unanimità cosa fosse moderno e cosa no. Tipo una congresso sulla materia oscura. Fu talmente antipatico nell’esporre la sua idea di un congresso che sapeva di paradigma e ben poco di anarchia, che il dadaismo morì. Questo è qualcosa di cui parla Dessaignes nella sua storia del dadaismo, ma gli altri non la presero per niente bene. Perfino Ungaretti scrisse una letterina contro Dessaignes, facendo l’italiano che insulta i francesi dicendogli che non sanno riconoscere un palazzo del Quattrocento e che, per lui, Breton è commovente (il tipico leccaculo italiano). Tzara è sicuro nell’affermare che «gran parte dei fatti esposti sono falsi, incompleti, interpretati arbitrariamente, insufficientemente documentati». E Tzara era uno che aveva anche scritto “La menzogna circola – saluta il signor Opportunismo e il signor Comodo. Io l’arresto e diventa verità.”. Tzara è contro la logica, che viene giudicata falsa come tutto il sistema positivo.  

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non possiamo negare che Tzara se la tirasse alla grande

Tuttavia, Dessagines non era l’unico ad esserci rimasto male per la decisione di Breton di creare il Surrealismo e di essere passato dall’anarchia al comunismo. Nel 1924 muore Anatole France, premio Nobel per la letterautura, e quindi un gran borghese (apri questo link se sei solito criticare i borghesi). Breton decide di scrivere un pamphlet di quattro pagine per il suo funerale: Un Cadavre. Produsse così uno dei testi che fecero più scalpore ai tempi, semplicemente perché parlava male di un morto, con frasi come “Non bisogna più che da morto questo uomo faccia polvere”.  

Fu tacciato di ipocrisia ed essendo che era lo stesso anno delle scissione ufficiale dal dadaismo, alcuni «ex-dAda, ex-compagni di strada, ex-surrealisti, sputtanati da Breton ne Il Manifesto Surrealista» decisero di sfogarsi, e – a scoppio ritardato – nel 1930 scrissero un libello omonimo.  

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Finsero che fosse morto, e ne fecero un encomio.  

«Falso fratello e falso comunista, falso rivoluzionario ma vero commediante, attenzione alla ghigliottina, che dico, non si ghigliottinano i cadaveri» Dessaignes lo presenta da subito come quella persona falsa che è.  

Vitrac è chiaro nello spiegarci che Breton «Imbrogliò i vivi e i morti» ed erano pochi quelli che potevano credere alle sue panzane, come «certi critici che adulava, qualche liceale in declino e qualche partoriente in vena di mostri».  Limbour lo chiama «ciarlatano lirico» e Robert Desnos si mette direttamente nei panni di Breton cadavere:  

«Posso dirvi onestamente, oggi, di ascoltarmi: Un tempo ho mentito, ho ingannato i miei amici, ho truffato il sentimento, ho rubato bluffando affetto e stima.».  

Si sente un po’ la puzza della stizza di certi per il manifesto del surrealismo, che viene definito da Bataille come «magniloquente e falso come un catafalco».  

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ecco il pamphlet originale di Breton tanto sputtanato

Facciamo un esempio: nel 1930 Breton pubblica L’immacolata concezione con il poeta surrealista Paul Eluard, ma nello stesso anno Alejo Carpenter scrive che quando disse a Breton che in America latina il surrealismo era famoso per Eluard, Breton rispose che allora il surrealismo era fottuto. Fottuto. Fottuto. Fottuto. E poi, di Paul Eluard, non ci capiva assolutamente niente.  

André Breton, Paul Éluard, Benjamin Péret, and Tristan Tzara
Ecco Breton di fianco a Eluard e a Tzara (l’altro è Péret)

Forse ci è sfuggito qualcosa. Ah, ecco! Nel 1923 Breton è nel pubblico di una serata dada organizzata da Tzara e ricordata come Soirée Coeur à Barbe. Breton sale sul palco e rompe un braccio a Pierre de Massot con il suo bastone, tanto che Tzara chiama la tanto detestata polizia. Ah, ecco!

«la falsa notizia fu lanciata da una lavandaia in fondo a una pagina e la pagina fu portata in un paese barbaro dove i colibrì fanno gli uomini sandwich della cordiale natura. Questa storia mi fu raccontata da un orologiaio che teneva in mano una docile siringa ch’egli definiva, a ricordo delle caratteristiche dei paesi caldi, flemmatica e insinuante.»*

Potete trovare il volume tutto intero qui. Vi giuro che è sicuro. Non fidatevi mai, ma ora sì, l’ho scannerizzato con le mie mani, per Voi.

Dada is everywhere.

*dal Manifesto sull’amore debole e l’amore amaro di Tristan Tzara  

  

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