Piff Paff Puff – I personaggi a scomparsa di Daniil Charms

A cura di Martina Manzone.
Gif create da Ilinca Francisca Cojan.

Oggi vi porto in un posto a me molto caro e che penso potrà dare una certa prospettiva a questo Tetro Vuoto di cui parliamo ormai da un mese. Quello che stiamo cercando è per la precisione un indirizzo: via Majakovskaja, 11. Pietroburgo.
Prendiamo allora per comodità la metropolitana verde fino alla fermata Majakovskaja sul Nevskij Prospekt; imbocchiamo la via e procediamo dritti sulla destra, fino a che appeso al muro della casa gialla non vediamo comparire questo:

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Monumento commemorativo in via Majakovskaja, 11: “Un uomo uscì di casa” – Qui visse nel 1925-1941 lo scrittore Daniil Charms. Fotografia mia – M.M.

Ecco, da questo edificio, il 23 agosto 1941, un uomo uscì di casa e sparì.
Facciamo una piccola sosta e ripercorriamo i passi di questo signore.
Daniil Charms, pseudonimo di Daniil I. Juvačëv, nacque a Pietroburgo il 17 (30) dicembre 1905 e in questa casa trascorse gli ultimi anni della sua esistenza.
In Russia è ormai molto noto: la sua opera ha visto un boom di interesse a partire dagli anni Novanta. Sono stati pubblicati numerosi volumi, molteplici edizioni, saggi, biografie; a lui hanno dedicato festival, mostre, film, due monumenti oltre a questo (un quarto stanno ancora aspettando i fondi per realizzarlo). In Italia è assai meno noto, ma comunque se la cavicchia, almeno in ambito accademico. Ai suoi tempi però faceva parte della schiera degli autori del sottosuolo, della letteratura non ufficiale. O per meglio dire, parte consistente della sua opera oggi letta e apprezzata rimase nascosta al grande pubblico fino a che il suo amico Druskin non si rassegnò alla sua scomparsa e non mise a disposizione la valigia di scritti scampata alla censura. Quel che riusciva a pubblicare erano opere per bambini (che per altro, ironia della sorte, non sopportava) e questo è uno dei motivi per cui spesso e volentieri viene indicato come “uno dei più grandi autori per l’infanzia della letteratura russa”. Vero è che era molto dotato, ma no: non classifichiamolo come tale. O almeno limitiamoci a farlo in maniera secondaria.

Daniil Charms è uno dei maggiori esponenti della letteratura dell’assurdo, testimone a modo suo di un’epoca di grandi paradossi e di tragedie sociali, membro dell’ultima frangia dell’avanguardia storica. Insieme agli autori Vvedenskij, Zabolockij, Olejnikov, Bachterev e Vaginov, fece parte del gruppo letterario OBERIU (Associazione dell’arte reale), che durò pochissimi anni, dal ’28 al ’32.

In ordine da in alto a sinistra: Charms, Vvedenskij, Zabolockij, Olejnikov, Vaginov. Di Bachterev non sono rintracciabili fotografie.

La loro prima e unica ufficiale uscita in pubblico avviene proprio nel ’28 con la serata letteraria di grande successo “Tre ore di sinistra”, durante la quale gli oberiuty si dedicarono alla lettura di testi, alla proiezione di film e alla messa in scena della pièce teatrale di Charms, Elizaveta Bam.
Dopo questo evento, tuttavia, il pubblico del gruppo si limitò a una piccola cerchia privata di amici e cultori e la sua attività si ridusse all’ambiente privato (salvo appunto per quanto riguarda la letteratura per bambini).

Non posso mettermi ora a illustrare la poetica dell’intero gruppo, perché ogni autore ha le sue peculiarità, il suo stile e i suoi temi ricorrenti. Mi limiterò quindi a poche righe: OBERIU ha l’intento di registrare il mondo in maniera concreta e fedele; di abbattere i canoni letterari comuni per rinnovare il linguaggio e riportare la Parola al suo valore originario; sfrutta l’assurdo come mezzo di straniamento per sconvolgere il punto di vista del lettore o dello spettatore, costringendolo a notare particolari prima ignorati; innova la stessa concezione di arte e di teatro, ponendo ogni oggetto, ogni evento sullo stesso livello. Il tempo, la vita, la morte, Dio, un armadio, tutto è relativo, tutto ha lo stesso valore. In pillole, questo. Ma sappiate che non basta.

Torniamo a Charms. Egli scrisse teatro, prosa e poesia, anche se spesso, oltre a dimenticarci che tipo di scrittore fosse, ci dimentichiamo anche che fosse poeta. Era indubbiamente un tipo eccentrico, un dandy e, per alcuni, un folle. A sua discolpa, si dice che assumesse volontariamente la posa del folle, per fattori estetici, ma anche per questioni pratiche: fingersi schizofrenico lo salvò infatti dal servizio militare durante la seconda Guerra mondiale. Matto o no, è comunque difficile mantenere la salute mentale se sei uno scrittore affamato e perseguitato nella Russia di Stalin.

A sinistra: Charms nella foto segnaletica del primo arresto, 1931. A destra: Charms nella foto segnaletica del secondo arresto, 1941.

La sua opera è carica di nonsense e di un’ironia dispettosa, talvolta macabra. Ama le ripetizioni, il non-finito, il non-detto e i colpi di scena. Si dice che avesse l’abitudine di andarsene nel bel mezzo di un discorso, quando questo gli veniva a noia, e lo faceva anche in letteratura. Noto grafomane, si imponeva di scrivere qualcosa tutti i giorni, non importava cosa. Verso la fine degli anni Trenta si aggrappava alla parola e alla scrittura come suo ultimo mezzo per rimanere attaccato alla vita e per non lasciar spegnere la sua voce ormai torchiata dalla censura e dalla povertà; per non svanire come uno dei suoi personaggi:

C’era un uomo con i capelli rossi, che non aveva né occhi né orecchie. Non aveva neppure i capelli, per cui dicevano che aveva i capelli rossi tanto per dire.
Non poteva parlare, perché non aveva la bocca. Non aveva neanche il naso.
Non aveva addirittura né braccia né gambe. Non aveva neanche la pancia, non aveva la schiena, non aveva la spina dorsale, non aveva le interiora. Non aveva niente! Per cui non si capisce di chi si stia parlando.
Meglio allora non parlarne più.

QUADERNO AZZURRO, N.10. 1937
Traduzione di R. GIAQUINTA in DANIIL CHARMS, Casi, Milano, Adelphi, 2008, p.11.

quaderno azzurro

Avete presente quando andavate a scuola e il vostro compagno di banco era assente? Lui non c’era in classe, il suo posto rimaneva vuoto, ma voi sapevate che lì in quel vuoto di solito c’era lui, c’era prima e ci sarebbe stato poi. Quindi in sostanza quel vuoto non era troppo vuoto. Come la sagoma di un cameo. Questo è l’effetto che danno i personaggi a scomparsa di Charms. Lo scrittore li nomina solo genericamente, non sottolinea mai se essi esistano o se siano concretamente lì, interi come noi ce li figuriamo. Così non è affatto assurdo scoprire che quel personaggio in realtà non c’è mai stato.
Il processo di descrizione viene invertito dall’autore: non è accumulativo, non parte da una tela bianca per aggiungere elementi; è detrattivo, parte dalla figura completa ed elimina un particolare dietro l’altro fino a che la figura non sparisce nel nulla. Sparendo l’oggetto, viene di conseguenza eliminata anche la narrazione e il testo, nella sua materialità, si dissolve in se stesso:

Tutti tutti tutti gli alberi pif
Tutti tutti tutti i sassi paf
Tutta tutta tutta la natura puf.  

Tutte tutte tutte le fanciulle pif
Tutti tutti tutti gli uomini paf
Tutte tutte tutte le nozze puf.

Tutti tutti tutti gli slavi pif
Tutti tutti tutti gli ebrei paf
Tutta tutta tutta la Russia puf.

TUTTI TUTTI TUTTI GLI ALBERI PIF. 1929
Trad. di L. PICCOLO, Daniil Charms. Il volo e la vertigine, eSamizdat 2007 (V) 1-2, p. 137.

pif paf puf

Questo testo è un esempio di quella che chiamo “opera zero”. Si tratta di un componimento basato sulla ripetizione di quasi tutti gli elementi, dove, come per Quaderno azzurro N.10, non si aggiunge mai ma si toglie e basta. In questo caso il fattore “zero” è accresciuto dall’onomatopea: l’autore nomina oggetti e subito li fa sparire senza nemmeno dirci che essi spariscono; siamo noi stessi a decidere che essi non ci sono più, perché è quello che ci suggerisce il suono pif-paf-puf. La parola è intesa per Charms come un significante; essa viene usata per il suo aspetto e suono e in funzione di essi. Il significato è relativo, spesso sottovalutato, e non è strettamente necessario alla realizzazione del verso.

Шел Петров однажды в лес.
Шел и шел и вдруг исчез.
Ну и ну сказал Бергсон,
Сон ли это? Нет, не сон.
Посмотрел и видит ров,
А во рву сидит Петров.
И Бергсон туда полез.
Лез и лез и вдруг исчез.
Удивляется Петров:
Я, должно быть, нездоров.
Видел я: исчез Бергсон.
Сон ли это? Нет, не сон.1936-37
Andava Petròv un giorno nel bosco.
Andava e andava e a un tratto sparì.
Beh e beh si disse Bergsòn
Sogno forse? No, non sogno.
Guardò un po’ e vede un fosso
E nel fosso sta Petròv.
E Bergsòn laggiù discese
Scese e scese e a un tratto sparì
Si sorprende allor Petròv:
Son malato, è così.
Vidi che sparì Bergsòn.
Sogno forse? No, non sogno.Traduzione mia. – M.M.

Poco importa che sappiate chi era Bergson, figuriamoci poi di Petrov. Charms introduce i suoi personaggi, così come le vie, i luoghi della città e gli oggetti, come se fossero già di pubblico dominio. Non è un caso che abbia avuto tanto successo come scrittore per l’infanzia e che spesso si scambino alcune sue opere per storielle infantili. Il “c’era una volta” delle fiabe funziona secondo lo stesso principio: c’era, punto. Non importa come, dove e quando. La mente del pubblico alla quarta parola ha già formulato tutti gli elementi di contorno che servono alla realizzazione dell’immagine. E qui si dà il caso che Bergson serva semplicemente a fare rima con son (sogno). In italiano spesso Charms non rende bene quanto nell’originale, ma questi sono i limiti della traduzione.
Questa poesia è l’ennesimo esempio di personaggio a scomparsa, e precede di pochi mesi l’ultima poesia che vi propongo per questo piccolo giro turistico.

Il fatto che la sua opera subisse i tagli della censura e che la sua attività fosse limitata alla letteratura per l’infanzia non è un caso. Il suo stile e le sue immagini, l’assurdo e il burlesco che trasudano dai suoi testi non si confacevano in alcun modo ai canoni artistici dettati dal socialismo. La persistenza nell’originalità della sua produzione e della sua stessa persona lo rendeva un potenziale nemico del popolo, un pericolo pubblico, poiché l’arte doveva asservirsi alla vita e quindi essere dissidente in arte comportava inevitabilmente anche una dissidenza politica, che lo si intendesse o meno.

L’autore aveva già subito un primo arresto, insieme a Vvedenskij, nel 1931, con l’accusa di associazione anti-rivoluzionaria e vive gli anni successivi nel terrore di nuove ripercussioni. Quando poi arriva il 1937, i suoi incubi paiono avverarsi. In quell’anno l’amico Olejnikov viene arrestato e fucilato e Charms attira l’attenzione della censura.
Proprio la frase incisa sulla lastra commemorativa, “Un uomo uscì di casa…”, rappresenta il primo verso di una poesia che venne pubblicata come filastrocca per l’infanzia. È la vicenda di un uomo che esce di casa e sparisce senza motivo e senza lasciar traccia. Nulla di nuovo, direte voi, la sua opera è piena di cose e persone che scompaiono; i testi stessi si dissolvono, perché mai preoccuparsi dell’ennesimo caso di sparizione? Ma nel ’36 in Unione Sovietica avevano avuto inizio quelle che conosciamo con il nome di Grandi purghe e non era insolito che alcune persone sparissero senza motivo e senza tornare. Fu il destino di molti intellettuali del sottosuolo di quel tempo, incluso di Charms, di cui questa poesia segnò l’inizio della fine:

Из дома вышел человек
С дубинкой и мешком 
И в дальний путь. 
И в дальний путь 
Отправился пешком.Он шел все прямо и вперед 
И все вперед глядел. 
Не спал, не пил. 
Не пил, не спал. 
Не спал, не пил, не ел.И вот однажды на заре 
Вошел он в темный лес. 
И с той поры, 
И с той поры, 
И с той поры исчез.

Но если как-нибудь его 
Случится встретить вам, 
Тогда скорей, 
Тогда скорей. 
Скорей скажите нам.

1937

 

Un uomo uscì di casa
Сon un sacco ed un randello,
E il lungo viaggio,
E il lungo viaggio,
A piedi volle fare.

Andava tutto dritto e avanti
E dritto avanti fissava.
Non dorme, non beve,
Non beve, non dorme,
Non dorme, non beve, non mangia.

Ed ecco un giorno all’alba
Entrò in un tetro bosco
E da quel momento,
E da quel momento,
E da quel momento sparì.

Ma se a lui in qualche modo
Capitasse di incontrarvi,
Allora presto,
Allora presto,
Presto ditelo a noi.

Traduzione mia. – M.M.

 

Alla moglie, Marina Malič, venne detto che Charms morì a Novosimbirsk. Solo negli anni ‘80 il responsabile del Kgb della regione di Leningrado rese noto che l’autore non era stato deportato, ma era stato rinchiuso nell’ospedale psichiatrico detentivo Kresty (Le Croci) di Leningrado, dove era morto il 2 febbraio ’42.
Appena l’anno scorso alcuni ricercatori hanno divulgato la notizia che il corpo di Charms potrebbe essere stato gettato in una fossa comune del cimitero Piskarevskij, non lontano dal carcere.

Ma bando alle lacrime, perché la sua voce rimanga viva e attiva a 75 anni dalla sua scomparsa, ecco qui una lista di libri e siti che potete consultare per leggere le sue opere e conoscerlo meglio!

Qualcosa in italiano:

Daniil Charms, Casi, Milano, Adelphi, 2008 (a cura di R. Giaquinta).

S. Vitale, Per conoscere l’avanguardia russa, Milano, Mondadori, 1979.

http://www.esamizdat.it/rivista/2007/1-2/

Qualcosina in inglese:

https://www.uglyducklingpresse.org/catalog/browse/item/?pubID=154

Un po’ di russo:

http://www.d-harms.ru/index.html

Tocco finale in tedesco:

 

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