La pellicola del trash – di Elisa Tarò

Articolo a cura della nostra nuova freelancer
Elisa Tarò

Trash.
Stampe con gatti stroboscopici. Litigi fra Afroamericane che dimenano le unghie come armi bianche. Darth Vader coi tacchi a spillo. Il trattore in tangenziale. Ancora gatti stroboscopici.
TRASH.
Il trash è ovunque, ci avvolge e ci ipnotizza nelle sue spire surreali. E ancor più che in televisione e nei negozi di abbigliamento a basso costo , prospera e si moltiplica in quello che è divenuto il suo habitat naturale: Internet.

Il magico calderone di Internet ci offre la possibilità di scovare infinite perle trash e di crearne a nostra volta di nuove. Meme, gif, video… il repertorio è vasto, anzi, infinito.
Ho scelto di circoscriverlo ai video, estraendo dal calderone quelli che, a parer mio, possono dare una buona panoramica del trash in circolazione. Video provenienti da diversi Paesi, gloriosi rappresentanti del trash di una Nazione.

(Nota bene: non sono i migliori, né i più famosi: sono quelli che una volta visti mi sono rimasti incisi nel cuore)

  • Daler Mehdi- Tunak Tunak Tun

Tunak Tunak Tun è una canzone d’amore del 1998 dell’artista indiano Daler Mehdi. Poiché la critica aveva insinuato che le sue canzoni fossero famose soltanto grazie all’impiego di belle ragazze nei video, Daler ne realizzò in risposta uno in cui compariva soltanto lui che ballava (raggiungendo comunque la posizione di hit). E il risultato è…indubbiamente trash. Certo, siamo nel 1998 e la tecnologia fa quello che può. Ma a vent’ anni di distanza, di fronte a certe animazioni, non si può fare a meno che sorridere. Se a questo si aggiungono meteoriti infuocati, colori sgargianti e un fantastico balletto davanti a scenari improbabili, l’effetto non può che essere ilare. Comunque sia la canzone è coinvolgente e il suo faccione sorridente non può che suscitare simpatia.

(Lo so, avevo detto un rappresentante per Paese. Ma ho mentito.)

  • Golimar

Io amo lo stile Bollywood e non lo inserirei assolutamente, in generale, nella categoria trash. Ciò che invece è meravigliosamente di cattivo gusto è il rifacimento di Thriller, Michael Jackson, in chiave indiana, in cui Golimar (tanto per scampare a possibili accuse di plagio) balla una versione buffa della canzone in mezzo alle palme. Imperdibile. Ciò che rende il video particolarmente trash è il tentativo di emulazione “ingenuo e ridicolo” ai nostri occhi, in quanto ci è familiare il ben più noto modello di riferimento. Tommaso Labranca, saggista, scrittore e teorico del cattivo gusto, individuò una formula del trash: trash= intenzione – risultato ottenuto. Ovvero: “Si consegue il trash quando siamo davanti a una sconfitta delle buone intenzioni, quando si fa sentire la distanza fra il modello di riferimento e gli esiti raggiunti”. Il trash, insomma, come tentativo fallito.

  • Cat’s eye o cat’s guy?-Sigla integrale

Al trash inconsapevole si contrappone un trash decisamente consapevole. Anzi, consapevole e altamente orgoglioso. A questa categoria rientra con merito “CAT’S EYE O CAT’S GUY?”, in cui degli uomini corpulenti strizzati in tutine anni ’80 si esibiscono nelle famose pose del trio del cartone animato. Sfuggendo poi con un agile scatto.

  • Pubblicità giapponesi

Essendo la cultura giapponese estremamente lontana dalla nostra è normale che le loro pubblicità ci appaiano completamente assurde e incomprensibili. Comunque non sono certamente definibili come sobrie, e l’effetto trash è garantito da gatti giganti e procioni ben dotati.

  • Schrott nach 8- Zuppa Romana

Zuppa Romana è un singolo del 1988 del gruppo musicale Schrott nach 8 ed è un tributo al nonsense e al trash dei luoghi comuni sulla cultura italiana, abusati e riabusati fino alla perdita di senso. Il testo della canzone consiste in un elenco privo di logica di parole italiane, cantate con un largo sorriso e tanta convinzione; il tutto si svolge su un palcoscenico che mostra una messa in scena della “vita all’italiana”.

  • Carreta Furacão

Ispirata ai trenini di strada che animavano le feste per bambini tra gli anni ’80 e ’90 in
Brasile, la “Carreta Furacão” è un gruppo di individui vestiti da personaggi dei cartoni animati e dei fumetti: e poiché siamo in Brasile, naturalmente, ballano. Tra i componenti del gruppo troviamo Braccio di Ferro, Capitan America,  Topolino, un clown inquietante e Fofão, noto personaggio brasiliano (recentemente accusato di plagio). Il gruppo, dopo la comparsa su Internet di alcuni loro video, è diventato improvvisamente famoso 17918937_10213240752599648_311779175_ndando vita ad un fenomeno di massa e, quindi, a degli emulatori. Un’altra “carreta “ famosa è il “Trenzinho da Alegria”, in cui invece figurano Iron Man, l’Uomo Ragno, Pikachu, Batman, Picchiarello e un personaggio brasiliano di cui ignoro l’identità. Neanche a dirlo, vedere l’Uomo Ragno dimenarsi insieme a Pikachu a suon di “Olha a Explosão”, regala un’indimenticabile effetto trash. Desciclopédia, la Nonciclopedia del Brasile, commenta così il fenomeno: “ (Nella Carreta Furacão”)hanno unito alcuni personaggi decadenti come Braccio di Ferro, il Bozo o Fofão con alcuni più in voga come L’uomo Ragno e Goku. Tutti i personaggi che vivono una situazione di disoccupazione possono contare sulla Carreta Furacão e ricevere un impiego e un allenamento ninja”. Giusto: mi sono dimenticata di menzionare i video in cui Fofão pratica Parkour. Per concludere il quadretto, menziono il fatto che esista persino un gioco per Android ispirato alla carreta: “Carreta Furacão: The Legend”.  Se non lo avete, correte ai ripari.

  • Peter Nalitch- Guitar

Come ultima perla ci tengo a mostrare la canzone che è diventata la colonna sonora della mia vita negli ultimi tre mesi. Vi avverto, una volta ascoltata non si torna più indietro; rimarrà ad insidiare ogni angolo della vostra mente e quando penserete di esservene finalmente liberati, rispunterà trionfante  durante l’esame scritto di Linguistica Italiana. Sto parlando di “Guitar”, singolo del 2007 del cantante russo Peter Nalitch. La canzone è assolutamente demenziale ed è accompagnata da un video ancora più assurdo ed esilarante. Nonostante il testo e l’interpretazione sembrino dimostrare l’opposto,  Nalitch non è affatto l’ultimo degli ultimi (nel 2010 fu scelto come rappresentante della Russia per la cinquantesima edizione degli Eurovision) e l’effetto comico-imbarazzante  della canzone è voluto.

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