Jeff Koons – Plasticaccia Inossidabile

Per chi si trova per le prime volta in visita a Parigi si tratta di un’inondazione di raffinatezza, eleganza e bellezza oggettiva. Un tripudio di colori tenui e simmetrie haussmanniane. Per me fu un po’ diverso, perché il fiume di belle immagini fu bizzarramente inframmezzato da una retrospettiva molto curiosa: la mostra su Jeff Koons tenutasi dal 26 novembre al 27 aprile 2014 al Centre Pompidou.

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Amore, 1988, porcellana

La retrospettiva, insieme ad opere più recenti, esponeva soprattutto opere degli anni Ottanta, portando quindi il periodo più florido dell’artista americano, in una mostra blockbuster che superò tutti i pronostici portando 650 045 visitatori, con una media di 5000 visitatori al giorno, nonostante il dilagante pericolo attentati e battendo il record dei biglietti staccati per un artista vivente.

I Told You Once, I Told you Twice 1977
I Told You Once, I Told you Twice 1977, tecnica mista

Il Centre Pompidou organizzò questa grande mostra per mostrare nella sua collezione di arte contemporanea le opere di uno degli artisti più quotati del mondo, talmente quotato che il centro francese del Beaubourg non ne possiede nulla nella collezione permanente, perché troppo caro.

Per chi non conoscesse l’opera di Koons, come io ai tempi, sappia che ritrovarsi tra le sue opere più famose tutto d’un colpo può essere disarmante.

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Elephant, 2003, acciaio inox

Cos’è il trash? Un’estetica precisa, che ci ricorda cose che vanno oltre il pop, oltre il popolare, dentro una visione colorata in digitale della copertina di un settimanale di gossip o un porno anni settanta.

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Dalla seria “Made in Heaven” Jeff in the Position of Adam, 1990

Nella storia dell’arte Jeff Koons si può inserire nel calderone dell’arte pop, in un percorso che non si discosta troppo dal ready made dadaista o dalle zuppe di Andy Warhol, se non per un’estetica molto meno piacevole e più vicina a quella del packaging anni ottanta. Tecnicamente Koons fa parte della corrente del Neo Pop, della quale fanno parte anche artisti molto diversi come Keith Haring o Damien Hirst. Mentre per la Pop Art degli anni sessanta la chiave del lavoro si concentrava sul mondo consumistico e dei mass-media, la corrente Neo Pop è più vicina ai temi della globalizzazione e del multiculturalismo, in alcuni casi un vero e proprio impegno nel mondo del mercato dell’arte vicino ai sistemi della finanza e del marketing globale. Se da un lato possiamo vedere l’arte di Andy Warhol come entusiastica e ottimistica (nel potere dell’arte di innalzare a immagine di culto una serigrafia da rotocalco) dall’altro lato leggiamo nell’opera Neo Pop una critica al sistema dei consumi, un pessimismo celato nel risultato grottesco delle immagini di Koons.

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Hot Dog, 2002, olio su tela

Una visione pop anche minimalista, in alcune commistioni create da accostamenti di opere antiche con immaginari contemporanei, che possono essere anche solo il colore sparato e riflettente dei suoi palloncini giganti in acciaio inossidabile. L’opera di Koons viene descritta come opera ludica ma sovversiva, che ci ricorda come la nostra estetica occidentale si sia ormai impregnata di un immaginario lontano dall’arte ufficiale delle gallerie, per arrivarci attraverso i rotocalchi, la televisione, il cinema, gli oggetti di consumo, il cibo, i giocattoli per bambini, il porno, la spazzatura.

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Jeff Koons e Damien Hirst in posa con la scultura di Koons in alluminio dal titolo Play-Doh

Le rappresentazioni di giocattoli per bambini, creati in materiali diversi da quelli originali, richiamano un immaginario infantile molto forte in Koons, insieme ad un immaginario pieno di archetipi e di forme di arte antica.

Pluto and Proserpina 2010-2013
Pluto and Proserpina ,da Gentile da Fabrianp, 2010-2013, acciaio inox

Anche il porno prende in lui una visione idilliaca, in ceramiche colorate che ricordano i pastorelli rococò che si fanno la corte dietro gli alberi, ma rappresentano la moglie Cicciolina in amplesso con l’artista.

Ilona On Top (Rosa 1991
Ilona On Top (Rosa), 1991, plastica

Definito come un artista che “parla di tutti”, ha raccolto dall’immaginario collettivo popolare talmente tanti spunti da essere condannato recentemente per plagio dall’azienda pubblicitaria Naf Naf, che lo accusa di aver copiato una loro campagna degli anni Ottanta nell’opera Fait d’hiver. Questo fatto può aiutare a comprendere il perché lo si definisca dentro uno spazio che esiste tra l’arte “popolare” e un’arte “sapiente”, traducendo spudoratamente dal francese. Ah, e il plagio è evidente.

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Fait D'Hiver 1988
Fait d’Hiver, 1988, porcellana

Per il risultato estetico della sua opera non è difficile definire la sua estetica come Kitsch, e si può pensare che sia un’estetica da lui instaurata con gli anni del successo internazionale in base ad alcune opere venute bene. Ma la mostra dimostrava come le sue creazioni si imponessero tra i decenni con un filo conduttore molto forte. Koons lavorava nello stesso modo già anni già prima di diventare la star da milioni di dollari a opera che è ora. Nonostante si possa riconoscere una continuità nella sua politica, è stato criticato e accusato di aver perso parte della sua potenzialità diventando troppo asserito al mercato. Un mercato che gli è molto vicino, valutando per esempio uno dei suoi finti palloncini a forma di cane ben 58 milioni di dollari.

Balloon Dog
Ballon Dog (uno dei tanti realizzati tra 1994 e 2000), acciaio inox

Un’altra critica mossa a questo artista dall’obiettivo cattivo gusto è stata quella di non avere capacità tecniche adatte alla realizzazione delle sue opere. Ma il metodo di realizzazione delle sue opere è molto interessante ed indicativo, rispondendo tecnicamente alla sua poetica di “elogio della cultura di massa”.

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Antiquity 2, 2009-2011, olio su tela

Le immagini dei grandi quadri, per esempio, sono create dall’artista prima su Photoshop, per poi essere divise in sezioni. Tali sezioni sono stampate in tre passaggi con l’utilizzo di 250 colori. A quel punto, entrano in scena i famigerati assistenti di Koons, un gruppo di addetti che è passato dal centinaio dei tempi d’oro alla decina degli ultimi anni. Gli assistenti si occupano di ridipingere la stampa in modo precisissimo, in un processo di creazione che ha molto in comune con i temi rappresentati: una vera e propria catena di montaggio, che richiama il sistema industriale della società dei consumi e spersonalizza l’operaio nella sua operosità meccanica.

Gazing Ball (Boucher Reclining Girl) 2014-2015 olio su tela, vetro e alluminio
Gazing Ball (Boucher, Reclining Girl), 2014-2015, olio su tela, vetro e alluminio

L’artista ha studiato in una scuola d’arte americana e disegna da quando è piccolo, e non vorrei rompere le uova nel paniere ma Antonio Canova, che nessuno si permetterebbe di criticare, faceva fare tutto alla sua bottega e si limitava a creare modesti modellini in argilla.

Il sistema della creazione dell’opera di Koons è come se mettesse in contatto alcuni antipodi e alcuni contrari, come l’arte pop con il richiamo all’arte aulica dell’antico, o la contrapposizione tra la figura dell’artista creatore e quella dell’artigiano esecutore. La stessa scelta dei materiali, quali inox, legno, marmo, pietra e bronzo, impiegati per rappresentare immagini esteticamente trash, può essere letta come una contraddizione.

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Michael Jackson and Bubbles, 1988, porcellana

Jeff Koons è un artista molto odiato dall’opinione pubblica. Le sue opere non sono che oggetti della vita quotidiana tra i meno belli della nostra quotidianità! Oggetti di uso comune come un aspirapolvere, giocattoli, pubblicità. Ma quasi tutto quello che è messo in campo da Koons, che è stato o sarà spazzatura, fa parte di quella gamma di oggetti che noi utilizziamo o abbiamo utilizzato in passato. Sono cose molto vicine a noi più di qualsiasi altro oggetto raffigurato nelle opere arte della storia, sono cose che abbiamo acquistato anche noi, delle quali abbiamo abusato o magari non abbiamo neanche utilizzato. Stiamo parlando degli oggetti del consumismo sfacciato in cui siamo completamente inseriti. Le opere di Koons sono Ready-made, oggetti che esistono già prima della sua creazione, e che noi conosciamo molto bene. Forse è proprio la sua sfacciataggine nel presentarci questi oggetti, che fanno parte della nostra banalità, a farci arrabbiare. Perché poi, diciamocelo, l’invidia è una brutta bestia e stiamo parlando di uno degli artisti più quotati al mondo. Ma le sue opere non sono le stesse che abbiamo noi in cantina, o che abbiamo buttato nell’indifferenziato l’anno scorso. Sono opere in materiali lussuosi, di altissima qualità tecnica.

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Naked, 1988, porcellana

L’opera di Koons ci mette di fronte alla enorme dimensione di contraddizione dell’individuo contemporaneo. A noi i giocattoli di plasticaccia piacevano, e ancora oggi produciamo in media 1,4 kg al giorno di spazzatura. Critichiamo a Koons di rappresentare un mercato dell’arte che gira solo intorno ai soldi e che non ha nulla che vedere con la bellezza, ma andiamo al supermercato tutte le settimane e compriamo spesso oggetti che sono obbiettivamente brutti, finanziando direttamente enormi aziende che fanno girare molti più soldi di Koons.

Qualcuno potrebbe criticare l’idea di parlarne come trash, perché forse si dovrebbe usare la parola Kitsch. Ma le sue opere ci ricordano ogni secondo tutta l’immondizia, gli oggetti comprati, buttati, ricomprati, regalati, rubati, tenuti in una cantina o in una scatola per anni. Le sue opere sono i modelli, le idee iperuraniche in acciaio inossidabile delle stronzate di plastica che compriamo tutti i giorni.

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Junkyard [Discarica], 2002, olio su tela
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