Jaroslav Mogutin HOMME FATALE – Omosessualità e altri tabu in Russia

Questo mese vi propongo la mia traduzione di una poesia a opera del giornalista e poeta russo Jaroslav Mogutin, composta nel 1998 a New York.

Mogutin è stato il primo gay dichiarato nel giornalismo russo e ha suscitato non poche polemiche in patria, dove tutt’ora l’omosessualità rappresenta un argomento alquanto scottante. Emigrato nel 1995 negli Stati Uniti, ottiene lo stato di rifugiato politico l’anno successivo.

Prima di addentrarci nella questione dei gay in Russia, è necessaria una premessa: la maggioranza dei russi comuni, almeno di quelli con cui ho parlato personalmente durante alcuni mesi trascorsi a Mosca, è alquanto restia ad affrontare determinate tematiche e spesso sembra quasi essere inconsapevole della realtà e delle conseguenze a cui certe affermazioni possono portare. Conoscere persone che parlano con obiettività di censura, omosessualità, sessualità, oppressione politica e ecc. senza avere i paraocchi è difficile e bisogna sapere quali ambienti frequentare. Ovviamente questo cambia quando la discussione avviene con persone che hanno viaggiato e conosciuto altre culture (e sono di natura mentalmente più aperta), ma non è da dare per scontato che siano solo le persone anziane o poco istruite a essere contro l’omosessualità: spesso sono stati proprio studenti universitari a mostrare la più totale ottusità, indotta o aggravata dalla politica sociale ed educativa sotto la quale le giovani generazioni sono nate e cresciute.

Da quattro anni ormai esiste una legge in Russia che vieta ogni forma di propaganda omosessuale per garantire la sicurezza dei minori ed è necessario capirne la motivazione. Al di là di ogni politicizzazione e fobia/bigottismo, i russi sono a maggioranza fortemente favorevoli a questa normativa e la loro mentalità chiusa non ne è l’unica ragione: nel Paese esiste da tempo un grave problema demografico legato alle poche nascite e solo negli ultimi anni la situazione sta lentamente migliorando; lo stesso Putin aveva avviato una politica atta a risolvere la questione. Vien da sé che questo, unito sicuramente a idee retrograde, ha portato a una legge del genere, dal momento che la procreazione tra persone dello stesso sesso non è possibile e vi è timore che le nuove generazioni, sperimentando la propria sessualità, abbiano pochi figli.

Ciò non vuol dire che un omosessuale debba necessariamente temere per la propria sicurezza in Russia – basti pensare che a Mosca esistono locali gay regolari e conosciuti -, ma si ritiene che la propria vita privata debba rimanere privata. È anche una questione culturale, dal momento che la sfera della propria intimità è sempre stata considerata qualcosa da non mostrare in pubblico, un fatto che non deve uscire dalle quattro mura di casa. La stessa cosa vale per il personale orientamento sessuale. Questo significa che si può essere gay in Russia, ma non lo si può mostrare, non si possono tenere comizi, organizzare gay pride, promuovere l’omosessualità, insegnare ai bambini che essere gay non è una cosa sbagliata.
È una violazione dei diritti umani? Sicuramente. Va sottolineato però che la stampa occidentale tende spesso a estremizzare e a scatenare il panico mediatico, facendo pensare che gli omosessuali in Russia vengano meccanicamente perseguitati e vivano nel terrore. Non va dimenticato poi che in Occidente la situazione non era migliore trenta o quarant’anni fa, quando omosessuali, neri e altre fasce deboli erano prese di mira anche in Europa o negli avanzatissimi Stati Uniti d’America – non mi posso dilungare sui giorni nostri qui e ora, ma ci sarebbe molto da dire a riguardo.

Tornando alla Russia, cambiare sesso è legale (ebbene sì), ma deve rimanere privato.

In generale, il grande problema di questo argomento nella grande madre patria è che non se ne può parlare, e spesso è la gente stessa che non vuole parlarne, a meno che non sia coinvolta in qualche maniera. Per poter capire appieno questo “tabu” è necessario confrontarsi con alcuni russi, comprendere il loro concetto di protezione del minore, che viene trattato quasi come fosse fatto di cristallo, e solo allora si potrebbe comprendere il senso di una legge come quella – sottolineo COMPRENDERE, non condividere.

Se la situazione attuale è questa, immaginate vent’anni fa come poteva essere, ed è qui che entra in scena il nostro Mogutin e la sua poesia. Una volta letti i versi, provate a pensare allo scandalo che essi potevano suscitare. Non lascerebbero indifferenti oggi, figuriamoci nel 1998.

Vi lascio il link dell’originale russo, inserito nella rivista online “Mitin žurnal”: http://www.mitin.com/people/mogutin/ss/homfatal.shtml

Sono passato attraverso la vita della gente come un uragano

[HOMME FATALE]

Sono passato attraverso la vita della gente come un uragano

la follia e la passione mi accompagnavano per mari e monti

balli sul tavolo

streap tease nel portone

le impronte dei miei stivali di similpelle nella memoria dei posteri grati

l’aureola della mia abitazione si estende giorno per giorno:

londra parigi berlino new york toronto e ancora più lontano

la mia rubrica telefonica è un elenco infinito di nomi e presenze

uomini con il batticuore in attesa di telefonate come timidi scolari

bambini silenziosamente in lacrime nel buio

orgasmi spontanei udibili sulla strada di pedoni e passeggeri

[СOLLISIONSINJURYPROBABLEDEATHSTOPASSENGERS]

 

Il più bel ragazzo di parigi è un diciottenne ambulante artista di strada con solo il bikini in

piazza davanti al beaubourg mezzo tedesco e mezzo italiano con un corpo divino con grandi

occhi verdi e un sorriso per il quale si può perdere la testa

piccioni mi cagano in testa al momento della nostra conoscenza

/una banconota da cento franchi si stava posando sul suo cappello –

fondamento ideale per la mia nuova immagine di eccentrico turista americano

di protettore di giovani di talento/

JE N’AI PAS COMPRIS neanche una parola discorso in inglese nella lingua dei segni

scopare senza pietà

palloncini multicolori  bollicine e zampilli della fontana stravinskij

angoscia insostenibile da un corpo all’altro nella calma e pittoresca via henri barbusse di fronte

ai giardini del lussemburgo

le sue calde viscere cazzo duro come la pietra muscoli contratti nello spasmo dalla tensione

il giorno passato l’accordo finale dei sospiri e dei gemiti e la possente carica del suo sperma

che feconda la mia sorsata

tutte le storie del cinema internazionale sono concentrate in un unico istante

fermo immagine: entrambi noi singhiozzanti in macchina fermi in mezzo al boulevard saint-martin alla vigilia

della mia partenza io che me ne vado da questo infernale paradiso di merda verso la piena incertezza

la mancanza di comodità quotidiane e la nullatenenza della macchina segnalanti da tutte le parti autisti che ci urlano

in gergo l’impossibilità e l’inevitabilità di tutto ciò che stava accadendo mai realizzato da me promessa di telefonare o scrivere e la sua voce tremante NO PORNO MESSAGE PLEASE NO PORNO MESSAGE PLEASE NO PORNO MESSAGE PLEASE PLEASE PLEASE NO NO NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

la principessa diana uccisa quella notte a parigi mentre si avvinghiava come una grande pelle di anaconda

attorno al collo del suo innocentemente ucciso amante arabo

[STEPHANE HAFFNER]

 

Tu toccami al cinema e io pagherò per i biglietti

let’s face it: le conoscenze nei night club molto raramente finiscono con un bel matrimonio

lui mi ha telefonato da Port-au-Prince

il suo libidinoso padre è morto mentre attendeva il suo arrivo

la schiena incurvata di un ballerino con il corpo di un animale selvaggio

scopare senza pietà

talenti finocchiuti e i loro ammiratori eccitati negli spogliatoi primа delle prove a broadway

mutande da balletto estremamente aderenti che sottolineano le qualità maschili o

l’assenza di quelle

variopinto bosco di infinite lunghe depilate gambe di donna odore acre di sudore e lussuria

passato per tutti i circoli di night club e di orge l’insegnante di ballo soffre visibilmente di prolasso rettale e sfrutta qualsiasi occasione per stringerlo in mano

frettolosa sveltina nella zona comune di hotel economici e nelle toilette pubbliche ho a casa

in assenza del mio amante paziente e in ufficio in assenza del mio capo

paziente

l’inestimabile supporto psicologico e fisiologico in qualità di fluffer-wafer ai

tempi dei miei primi scatti porno

infinite telefonate e servizi di turno sotto le mie finestre sulla 14esima strada

fatture di centinaia di dollari per sesso telefonico attraverso

l’oceano di dichiarazioni d’amore e giuramenti di eterna fedeltà

la follia della giovinezza in ogni parola azione e gesto

tokio da allora siede come una scheggia nel suo cuore miope

il mio amore dalla pelle nera perdona il fatto che sono così e sono rimasto bianco

[PIERRE ALEXANDER]

 

Bocca da pompino labbra siliconate naso rifatto nome inventato “da star” alla

maniera francese accento alieno età reale nascosta come un segreto di guerra

levigature e cipria senza fine

cambiamento degno di micheal jackson e pamela anderson

è iniziato tutto quando lui ha compiuto 18 anni

operazione di chirurgia plastica o viaggio in europa – la madre gli ha proposto di scegliere il regalo

già allora lui sapeva il fatto suo e scelse l’operazione /in europa/

ragazzo-androgino che sogna una carriera da modello e che era pronto come una qualsiasi madonna

si dà via lungo la strada vendendo il culo di nascosto per invitarmi la sera

in un ristorante costoso

scopare senza pietà

PARTNERS IN CRIME – lui così interpretava i nostri brevi encounter

il condom usato in lui custode felice del mio sperma appeso al soffitto in

un hotel economico a park avenue – loro conoscevano già la nostra calligrafia plebea

/il tempo spargeva il seme e il tempo lo riuniva!/

pantaloni rossi camouflage e d’altro genere rubati ad altri regali per me che assecondano il mio

gusto militarista

la posta da milano rimasta senza risposta

lo avvolgeva il gautier  lo avvolgeva la vivienne westwood

dieci messaggi sulla mia segreteria telefonica uno più disperato dell’altro

/connotati esteriori di ordinaria disperazione umana sui quali si può scrivere per chilometri:

troppo umano troppo umano troppo umano troppo.. ecc.

finchè non si finisce l’inchiostro o la polvere nella stampante/

io pongo il veto all’incontro

nessuna minima speranza di ricorso

[XAVIER JACQUES]

 

Balli sul tavolo

streap tease nel portone

di nuovo esco a caccia

ossatura robusta corpo magro allenato rivestito da una pelle dura e tesa che nasconde

ingegnosi fili elettrici elettrodi chiodi incosciente freddo metallo ogni muscolo

è consapevole del proprio posto strumenti per la visione notturna al posto degli occhi

oh come sono sensibili i miei radar li sento da un chilometro

l’HOMME FATALE è un’irrefrenabile e funzionante macchina per scopare e per spezzare i cuori

nella tasca c’è una coppia di allegri preservativi e di freschi numeri di telefono dei miei futuri sacrifici

ancora uno che si abbassa

niente per l’anima

immancabile pagamento per tutto alla fine

dazio sonante di schiaffi sul mio viso emaciato

frammenti di speranze altrui e di maledizioni

io costantemente a far finta che non me ne frega un cazzo

 

27 settembre 98, new york

 

Come potete osservare, non è una poesia classica e non solo per quanto riguarda il tema, ma per la lingua stessa, dal momento che vi è poca sintassi, pochissima punteggiatura e che le maiuscole non compaiono se non nella prima parola della strofa. È una poesia che destabilizza a tutti i livelli, quasi un flusso di coscienza dell’autore, che mette per iscritto le sue sensazioni senza apparentemente prestare attenzione alla forma, ed è questa la forza poesia del componimento: il voler essere sconvolgente sempre e comunque.

mogutin
a destra Jaroslav Mogutin, con il compagno Robert Filippini

Nella traduzione si sono resi necessari alcuni cambiamenti, ad esempio i verbi in russo sono tutti coniugati al participio, ma in italiano non è possibile mantenere questa caratteristica senza rendere incomprensibile il testo. Inoltre si è scelto di rendere il NON HO CAPITO, in italiano nell’originale, con l’equivalente francese, trovandosi l’autore in quel momento in Francia, in modo da mantere il cambiamento di idioma.

Tornando al tema dei versi, è importante sottolineare la sfrontatezza con cui Mogutin descrive l’amore e il desiderio verso il ragazzo che viaggia in Europa per cambiare sesso, ma ancora più rilevante è la presenza stessa di questa poesia, poiché essa rappresenta una voce rara nella letteratura russa. Sebbene ancora oggi sia pubblicata soltanto online, cosa che sottolinea quanto a tutt’oggi l’omosessualità sia ancora un tabù, questa poesia è accessibile al pubblico e dimostra che esistono dei russi che vogliono parlarne. Il lato negativo è ovviamente il fatto che è presente solo su internet, dal momento che in Russia non è possibile pubblicare liberamente un’opera legata alla relazione tra persone dello stesso sesso, ma ciò per lo meno prova che esiste un sottosuolo culturale che vuole aprire il Paese a questo tipo di questioni.

Persino in Italia, dove la presenza della Chiesa è piuttosto ingombrante, si vedono finalmente i primi risultati in materia. Si spera che con il tempo anche in Russia la situazione possa evolvere.

Si ringrazia Martina Manzone per la collaborazione.

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