INTERVISTA A PAOLA AGOSTI – IMMAGINI DEL FEMMINISMO 1974-1982

In occasione dell’8 marzo la città di Cuneo ospita una mostra di fotografia dedicata alle manifestazioni femministe degli anni Settanta. L’esposizione porta per titolo Riprendiamoci la vita. Immagini del movimento femminista 1974-1982, diretto richiamo a uno degli slogan utilizzati all’epoca.

images
Paola Agosti con la sua cagnolina Honorine in una foto del 2016.

L’autrice della mostra è Paola Agosti, nota fotoreporter di livello internazionale, nata a Torino nel 1947.
La sua carriera comincia a partire dal suo trasferimento a Roma, nel 1969, dove lavora come fotografa indipendente. È autrice di reportage in Europa, Sud America, Stati Uniti e Africa, nonché  fotografa di grandi personalità della politica, della cultura e dell’arte del ‘900. Si interessa però anche alle vicende sociali legate al suo territorio nativo, come la condizione della classe contadina povera piemontese e l’emigrazione dei piemontesi in Argentina. Realizza inoltre numerosi libri di fotografia, tra i quali ricordiamo Riprendiamoci la vita. Immagini del movimento delle donne (Roma, Savelli Editore, 1976), Immagine del “mondo dei vinti” (Milano, Mazzotta, 1978), La donna e la macchina (Roma, Oberon, 1983), L’edera e l’olmo. Storia di Livio, Pinella, Alda e Alberto Bianco (a cura, Cuneo, +eventi, 2007), e Il destino era già lì. Le donne de “l’anello forte” e “il mondo dei vinti” di Nuto Revelli (Boves, Araba Fenice, 2015).
Vive attualmente a Torino, dove è tornata nel 2002.

La mostra inaugurata il 4 marzo raccoglie immagini delle manifestazioni femministe avvenute nella città di Roma tra la metà degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. In aggiunta, Paola Agosti presenta alcune fotografie inedite della Parigi del 1977, dove in quell’anno, presso l’università di Vincennes, si tenne un incontro internazionale dei movimenti femministi.
Le immagini esposte mostrano i cortei, gli slogan e le cause per cui le migliaia di italiane si battevano in quegli anni di lotta per la conquista di diritti allora negati, ritraendo però non tanto la rabbia e l’indignazione, quanto il senso di libertà che quelle donne, ragazze e bambine si stavano conquistando per la prima volta. Cronaca di una lotta politica e sociale, ma anche testimonianza di un periodo storico fondamentale, dei suoi costumi, della sua moda.

Klat_il_gesto_femminista_Foto_Paola_Agosti_14-1
Foto di Paola Agosti.
Foto-Paola-Agosti-2-1024x667
Roma, aprile 1977. Manifestazione davanti al Tribunale per il processo dei violentatori di Claudia Caputi. Foto di Paola Agosti.

Di seguito riporto una breve intervista rilasciatami dalla fotoreporter in occasione dell’inaugurazione della mostra.

Paola, perché fare un’esposizione come questa a Cuneo? Cosa ti lega alla città?

Le mostre non hanno un perché: per una foto-reporter quale mi considero e quale mi sono considerata nei quarant’anni della mia carriera, le mostre nascono perché ti accorgi di aver lavorato su un tema per parecchi anni e che l’insieme di queste immagini può diventare qualcosa di appetibile per un’esposizione e di interessante per chi non ha vissuto quel periodo.
A Cuneo sono legata da una serie di amicizie e anche di lavori che vi ho svolto a cominciare dalla fine degli anni Settanta, quando ho passato molto tempo in questa zona per illustrare “Il mondo dei vinti” di Nuto Revelli, lavoro risalente al ’78, e dal quale è nato poi un libro che si intitola “Immagine del “mondo dei vinti” “ e uno che si intitola “I testimoni”. Poi c’è stato ancora un altro lavoro che feci a Castelmagno per la festa di San Magno… Insomma, conosco questa provincia, ci sono stata spesso.

Perché hai deciso di riproporre il tema del femminismo in questi giorni in un reportage?

Mi è stato chiesto dall’amica Alessandra DeMichelis, dell’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo, per Progetto HAR. In occasione dell’8 marzo è consuetudine che venga richiesta un’esposizione di questo genere. Questa mostra esiste da tantissimi anni: ha girato un po’ l’Italia ed è approdata in Francia e persino a Monreal, in Canada. Viene riproposta spesso: illustra sostanzialmente il movimento delle donne a Roma, dove ho vissuto trentacinque anni della mia vita, dall’inizio del ‘75 fino all’85, quando sono state scattate le ultime foto. Però gli anni più importanti sono stati quelli tra il ’75 e il ‘77.
C’è da aggiungere che l’anno scorso a Milano sono stata vincitrice del premio “Tempo ritrovato. Fotografie da non perdere”, organizzato da “IO donna”, il magazine settimanale del Corriere della Sera, e da MIA Foto Fair: erano in concorso gli anni Settanta e io avevo presentato  Immagine del “mondo dei vinti” e il lavoro sui movimenti femministi. Ho vinto proprio con quest’ultimo, quindi forse anche per questo motivo è stato riproposto il tema qui a Cuneo.
In realtà ho combattuto tutta la vita per non essere definita come “Paola Agosti, la fotografa del movimento femminista”, ma sembra inevitabile. Eppure ho fatto lavori forse anche più importanti, più risolti… Questa sul femminismo è un’opera sostanzialmente di testimonianza. Oggi comunque sono contenta, anche perché, purtroppo, altre fotografe che hanno documentato il movimento femminista non ci sono più, quindi io porto in giro questa testimonianza di un’epoca BEN diversa da quella attuale, posso assicurarlo!

Com’è cambiato l’ambiente dell’epoca, che tu hai fotografato, rispetto a quello che vediamo ultimamente, dato che sembra si stiano riproponendo le stesse battaglie?

Non direi che siano le stesse battaglie, perché prima di tutto la società italiana all’epoca era molto diversa: le donne si sono battute per un cambiamento importante del costume, per il divorzio, per l’aborto, contro la violenza sessuale… La società italiana di quegli anni era molto molto più arretrata e quelle donne si sono battute per ottenere dei diritti che forse oggi le ragazze tendono a dare per scontati, ma che non lo sono affatto. Diciamo che quelle donne erano in un certo senso, non dico delle suffragette, ma sicuramente delle pioniere. Oggi non credo che sia la stessa cosa. Io ormai non sono più inserita in quel mondo, ma mi stupisco che adesso spesso la parola “femminista” venga vissuto dalle ragazze un po’ come un termine negativo. Questo ogni tanto lo noto e mi colpisce.

Diciamo che oggi abbiamo individuato diversi concetti di femminismo…

Anche all’epoca! Erano molto diversi… Il femminismo in Italia in realtà è nato da un lato da un gruppo di donne del Movimento di Liberazione della Donna, MLD, che agisce insieme al Partito Radicale, quindi a dei volti precisi come quello di Emma Bonino e Adele Faccio; dall’altro, invece, da quello delle donne che si riconoscevano nei gruppi extra parlamentari, sostanzialmente in Lotta Continua; poi esisteva già l’UDI, l’Unione Donne Italiane, che raccoglieva donne del Partito Comunista, del Partito Socialista, le cattoliche di sinistra… Quindi il movimento era ben variegato e spesso c’erano anche dei conflitti tra le varie rappresentanze.

Anche adesso ci sono conflitti, in particolare pensando a quelle frange di stampo più “estremista”, che si pongono in netta opposizione alla figura maschile, e che forse nell’immaginario collettivo sono quelle che inducono a vedere il femminismo in chiave negativa…

Ecco, diciamo che all’epoca c’era il separatismo, che – forse escludendo l’UDI – era un’esigenza sentita dalle donne. Oggi il separatismo non ha più motivo di esistere, però all’epoca sicuramente era una componente determinante del femminismo.

I tempi sono cambiati, eppure si fanno nuovamente manifestazioni sul tema dell’aborto, per le questioni riguardanti l’obiezione di coscienza che tutti conosciamo, e per il problema della violenza domestica…

Sì, viene da pensare che in quaranta/quarantacinque anni sia cambiato poco, ma in realtà non è così.

Roma, gennaio 1975.
Manifestazione per la depenalizzazione dell’aborto. Foto di Paola Agosti.

Molti lettori e molte lettrici potranno da subito non trovarsi d’accordo con quest’ultima affermazione, ma, in effetti, la situazione di oggi non è quella che si viveva quarant’anni fa, sotto molti punti di vista.
Negli anni in cui la reporter scattava queste fotografie la società italiana si vedeva appena all’inizio della lotta per la parità che ad oggi si è sviluppata, modificata ed estesa a nuovi contesti e a nuove necessità. I movimenti femministi degli anni Settanta nascevano da un ambiente in cui le donne erano culturalmente e comunemente relegate ad ambienti domestici e familiari, nei quali non solo la carriera e l’indipendenza economica, ma anche scelte di vita senza marito e senza figli, la libera sessualità, la libertà di uscire la sera o indossare la minigonna e il concetto di famiglia non-convenzionale erano impensabili sia agli occhi dei comuni cittadini sia a quelli dei governanti. In quel periodo, di conseguenza, gli uomini venivano completamente e volontariamente esclusi dalle lotte femministe: la battaglia era agli albori e la rivoluzione culturale doveva mantenere un carattere radicale e severo se voleva arrivare alla conquista di quei diritti.
Ad oggi molte di queste questioni hanno trovato risposta da parte della società e del governo italiani, come la legislazione relativa al divorzio e alla tutela della prole, l’equiparazione dei figli avuti al di fuori del matrimonio, la legalizzazione (formale) dell’aborto, le leggi contro la violenza (il cui concetto si è esteso anche alla sfera psicologica e materiale, all’interno e all’esterno del nucleo familiare), i diritti delle coppie di fatto. I movimenti femministi, inoltre, vedono oggi una stretta collaborazione anche con i movimenti per i diritti LGBT e con le lotte per le questioni di genere, includendo attivamente anche gli uomini. Va inoltre aggiunto che proprio in questi giorni si è aperta una grossa polemica in fatto di gestazione per altri tra le femministe e i movimenti LGBT – soprattutto le lesbiche, perché i gay hanno sempre potuto dimostrare un interesse limitato per la causa femminista, data la necessità di concentrarsi sulla lotta per i propri diritti .
Tra gli anni Settanta e Ottanta lo scopo delle lotte era ottenere i diritti a partire da zero, dovendo smontare completamente le basi culturali preesistenti, non solo degli altri ma anche di se stesse, e costruire una nuova forma mentis in tutta Europa. Le nuove generazioni combattono invece in un ambiente culturale in continua evoluzione e di massima comunicazione, in società avvezze al cambiamento e allo scambio, che in alcuni casi si muovono in sintonia con il cambiamento più di quanto non facciano i governi.
L’Europa del 2017 vede Stati che hanno raggiunto una completa o quasi parità dei sessi, soprattutto in fatto di lavoro, stipendi e maternità, e che si stanno evolvendo per estendere la stessa parità anche alle altre categorie vulnerabili, pensiamo ad alcuni Paesi nordici o all’Islanda. A questi si affiancano Stati, tra cui l’Italia in cima alla classifica, colpevoli di ingiustificabili mancanze. Nel nostro Paese nuovamente insorgono problemi relativi all’aborto, dovuti all’obiezione di coscienza di medici, farmacisti e ginecologi che, sommati alla terrificante politica ministeriale in fatto di genitorialità e contraccezione, rendono quasi impossibile garantire l’attuazione della legge 194 e il rispetto della dignità della persona, costringendo centinaia di donne a ricorrere di nuovo a forme clandestine di interruzione di gravidanza, con conseguenti ricoveri d’urgenza e decessi. La prevenzione della violenza di genere – sia essa fisica, sessuale, economica, psicologica, domestica, sul posto di lavoro o in strada – e dei femminicidi è ancora a livelli inaccettabili e viene ostacolata da pregiudizi, omertà e burocrazia. Inoltre, l’equiparazione degli stipendi e il diritto del lavoro sono lungi dall’essere garantiti. Oltre a ciò, la diffusione dei media e i grandi flussi migratori impongono lo sviluppo di nuovi diritti e il miglioramento della legislatura già esistente su questioni che fino a pochi anni fa erano sconosciute o ignorate dall’opinione pubblica italiana, come lo stalking, il revenge-porn, la violenza online e le mutilazioni genitali.
Come sostiene Mariella, studentessa di 25 anni: “un tempo indipendenza, libertà di scelta, giustizia, libertà sessuale erano tutte da conquistare. Oggi è ancora più avvilente vedere che, se sulla carta parte di questi diritti ci sono stati accordati, come ad esempio il diritto di aborto, essi comunque continuano a non essere rispettati o rimangono impraticabili. È facile oggi parlare di libera sessualità e simili, ma rimane il fatto che, non appena ti comporti diversamente, vieni ancora additata e addirittura messa nelle condizioni di dover sempre giustificare le tue scelte e dimostrare il tuo valore. Io e te forse abbiamo la fortuna di frequentare ambiti in cui è meno facile essere additati, ma in altri contesti è un dato di fatto.”
Per quanto riguarda almeno le donne italiane, la lotta si svolge ora su un terreno fertile, anche se non povero di ostacoli culturali, politici e sociali ancora da abbattere. Una base c’è, nella maggior parte dei casi le leggi sono attive e i diritti fondamentali sono scritti. Lo scopo dei movimenti e delle proteste è ora quello di farli rispettare veramente.

Per chi fosse a digiuno di nozioni a riguardo, consiglio vivamente una attenta lettura del Manifesto del Femminismo degli anni ’70, pubblicato su “Internazionale” in occasione dell’8 marzo, che elenca puntualmente oggetti e motivazioni delle lotte femministe di quegli anni: http://www.internazionale.it/notizie/2017/03/08/manifesto-di-rivolta-femminile

Info utili sulla mostra:

L’iniziativa è promossa dall’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo, in collaborazione con l’Assessorato alle Pari Opportunità del comune di Cuneo e l’associazione culturale Progetto HAR.
La mostra è aperta fino al 26 marzo, il venerdì, sabato e domenica, dalle 16h alle 19h, presso la sede di Progetto HAR in via Saluzzo 28, Cuneo. Ingresso libero.

Per avere ulteriori informazioni sulla reporter e per vedere più immagini visitate il sito www.paolaagosti.com

Ringrazio sentitamente Paola Agosti per avermi rilasciato questa intervista.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s