Reportage – I “morži” russi e il bagno dell’Epifania

Venerdì 13 – Giovedì 19 gennaio 2017

Tutti conoscono la sigla romana SPQR. In molti, cresciuti con i fumetti di Asterix e Obelix, la leggono scherzando “Sono Pazzi Questi Romani”. Gli studenti di slavistica sono invece soliti dire “Sono Pazzi Questi Russi”. Sì, perchè gli abitanti di questo grande paese, patria di zar, scrittori, orsi e presidenti, non contenti delle miti temperature di gennaio, che in alcuni giorni scendono anche sotto i venti gradi, hanno da lungo tempo adottato una singolare abitudine: fare il bagno nell’acqua ghiacciata dei loro fiumi.
Anche noi, dal canto nostro, abbiamo chi si tuffa nelle acque del Po’ o del Tevere a Capodanno, ma nella Grande Madre Russia fa un po’ più effetto, specialmente quando ciò è considerato un rito religioso. Infatti, durante la festa dell’Epifania ortodossa, tra il 18 e il 19 gennaio, viene scavato un buco nel ghiaccio che ricopre l’acqua del fiume e i fedeli vi si immergono per alcuni secondi, mettendo la testa sott’acqua per tre volte e facendosi il segno della croce, mentre il prete benedice acqua e bagnanti. Questo rito andrebbe così a riprodurre la scena del battesimo di Gesù e per questo motivo viene tradizionalmente chiamato Kreščenie Gospodne (Battesimo del Signore).

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Una ragazza si asciuga dopo il bagno nella fossa d’acqua al centro della cappella di legno eretta sul fiume Neva per la festa dell’Epifania, 19 gennaio 2017.

Molti russi ortodossi in quest’occasione si accodano di fronte ad una ben organizzata struttura di tende riscaldate per tuffarsi nella fossa scavata sotto il tetto di legno del piccolo tempio eretto per l’occasione. Sulla spiaggia non mancano banchi forniti di cibo e bevande calde e gruppi di cantanti e musicisti folklorici, che intrattengono il pubblico locale e i turisti venuti a prendere parte a questa tradizione religiosa, che forse in fondo di religioso ha solo l’icona.
Possono partecipare al Battesimo tutti coloro che abbiano il coraggio di buttarsi nell’acqua ghiacciata e di correre a scaldarsi lungo il corridoio di transenne e macchine fotografiche. Alcuni studenti in scambio all’università di Pietroburgo, come Nadia (23 anni, Università di Torino), Robert (24 anni, Berlino) e Aleksander (24 anni, Paderborn – Germania) hanno voluto immergersi nella cultura russa e assaporare questa nuova e unica esperienza da riportare con sé in patria: “vogliamo vivere appieno questo soggiorno, approfittando del fatto che siamo venuti qui in inverno e che non sappiamo quando potrebbe ricapitarci l’occasione. In più è un modo per conoscere davvero le tradizioni di questo paese e di entrare nello spirito del popolo russo.”

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Alcuni uomini raccolgono i blocchi di ghiaccio galleggianti sull’acqua della fossa scavata nel fiume Neva. 13 gennaio 2017.

Per alcuni invece non si tratta di una tradizione religiosa, ma al contrario di una pratica salutista, come raccontano alcune signore di mezz’età che una settimana prima della festa ortodossa si ritrovano sulla spiaggia deserta, pronte a bagnarsi:
– Per noi non è una tradizione. Ci tuffiamo e basta! È un’attività quotidiana… la si può fare in qualunque giorno dell’anno: migliora la qualità della vita! Migliora la salute e rende felici!
– Non è nulla di complicato, bisogna solo tuffarsi e basta, tutto qui! E poi asciugarsi e rivestirsi in fretta! Alcuni iniziano a settembre e piano piano si abituano al calare delle temperature… Fa bene!
– È anche soggettivo: c’è chi crede e chi non crede. Può essere tutto insieme, salutista e religioso. Quelli che credono però si bagnano il 19 per la festa del Kreščenie Gospodne. Io lo faccio adesso in memoria dell’Assedio di Leningrado, per ricordare mio padre.

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Una donna usa dei blocchi di ghiaccio ricavati dallo scavo per costruire un piccolo igloo a lato dell’acqua.
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La signora Alisa vive a Pietroburgo da quindici anni e lavora all’APPO (l’accademia post-diploma per la formazione pedagogica). Viene a nuotare due volte alla settimana per motivi di salute.

In molti sostengono che questa pratica sia molto utile per chi soffre di sinusiti croniche e raffreddore e che, oltre a questo, migliori la circolazione, rafforzi il cuore, allevii alcuni sintomi di malattie della pelle e, naturalmente, tonifichi. Il principio è lo stesso dei bagni di acqua fredda o del rotolarsi nella neve fresca dopo una sauna, con l’unica differenza che qui la sauna non c’è. Coloro che abitualmente si tuffano nei mesi invernali si chiamano morži (in russo, trichechi) e si possono trovare anche gruppi e associazioni in tutta la Russia per svolgere questa attività in compagnia.
Il bagno invernale è tuttavia sconsigliato a chi abbia malattie cardiorespiratorie o sia in quello stesso momento malato o in convalescenza e il manuale del buon morž consiglia di non stare in acqua per più di trenta secondi, per evitare l’insorgere di infiammazioni agli organi interni (e si suppone, naturlamente, l’assideramento), oltre che di spogliarsi lasciando per ultimi i calzini, di tenersi caldi e in movimento prima del bagno, per evitare che le estremità si intorpidiscano, e, soprattutto per i principianti, di non impiegare più di sette minuti per svestirsi, bagnarsi e rivestirsi, specialmente quando la temperatura esterna va molto al di sotto dello zero e, per questo motivo, l’acqua sembra tiepida e invitante.

Naturalmente questa pratica è aperta anche ai non russi che hanno il coraggio di provarla, e tra gli studenti in scambio a Pietroburgo i morži non mancano.

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Marta (a sinistra), 24 anni, di Torino, è una studentessa della Magistrale interdisciplinare di geopolitica dell’Est Europa della città di Forlì. Eloise (a destra), 21 anni, di Bordeaux, studia economia all’università della sua città. Entrambe sono in scambio per un semestre con la SPbGU, l’università statale di San Pietroburgo.

Ho chiesto a Marta e a Eloise di raccontarmi i motivi per cui hanno scelto di tuffarsi oggi.

Marta: “Mi sembra una cosa che se non faccio qua non faccio da nessun’altra parte al mondo. Voglio mettermi alla prova. So che è una tradizione ortodossa, specialmente russa, e che c’è un rituale particolare da seguire, ma dove ci tuffiamo noi mi sembra che si debba nuotare per qualche metro, quindi non credo che lo seguirò! Diciamo che io lo faccio anche e soprattutto per lavare via il 2016, che è stato un anno un po’sfortunato, e per iniziare il 2017 in modo più entusiasmante. La cosa che temo, al di là del fatto che è un fiume e non è dei più puliti, è che ci siano anguille o altri pesci… anche se so benissimo che fa troppo freddo perché ce ne siano!”

Eloïse: “Ho saputo di questa tradizione dalla mia coinquilina e vorrei provare, soprattutto per i benefici che porta alla circolazione, per tonificare! Però non so altro su questa pratica; so che alcune volte si fa dopo la sauna… Sarà un’avventura, tipo uno sport estremo!”

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E poi ho chiesto loro come si sentivano dopo la nuotata.

Marta:”Mi sento benissimo! Mi è piaciuto un sacco e conto quasi di rifarlo la prossima settimana… Uscire dall’acqua è stata una sensazione stranissima, perché sentivo ogni pelo del corpo che si ghiacciava e che scricchiolava quando mi muovevo! Entrare in acqua deve essere un’azione rapidissima, non bisogna stare a ragionarci; le signore che mi facevano il tifo hanno aiutato! Però il freddo è INTENSO ed è come se ti anestetizzassero: smetti di sentire qualunque cosa. Ma non avevo paura perché c’erano altre persone e questo era rassicurante. A livello fisico ora sto bene, ancora un po’ infreddolita, ma scattante e piena di adrenalina. Per il momento non mi pare che abbia fatto male, ma ti mette alla prova. Non è una cosa da poco! Sono contenta di averlo fatto.”

Eloïse: “Mi sento molto bene! Anche se credo che il mio corpo sia ancora indeciso: non sa se debba avere freddo o caldo… La sensazione di entrare in acqua è stata FREDDA. Era semplicemente gelata e non puoi smettere di muoverti, perché hai l’impressione che, se ti fermi, congeli e affondi. Ma è stato grande! Anche se non credo che lo rifarò, sono contenta di averlo fatto, ma va bene così. I russi che lo fanno sono molto coraggiosi, hanno davvero uno spirito forte. E sono convinta che faccia bene alla salute, anche perché è una cosa molto veloce e, se sai come prepararti per non prendere freddo, non è nulla di così folle in realtà. Lo consiglio.”

Se avrete anche voi la malsana idea di andare in Russia d’inverno, un tuffo da trichechi potrebbe essere un’esperienza indimenticabile e che vi renderà persone più felici, specialmente una volta usciti dall’acqua!

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