Depravato ma ispirato

Molti sono dell’idea che l’argomento “sesso” in termini espliciti e rispecchianti gli istinti naturali di ognuno di noi sia tra i più censurati nel mondo intellettuale, poiché è il lato artistico a dover essere messo in risalto. La bellezza del corpo umano è da sempre soggetto di quadri e statue, i sentimenti e l’amore sono invece i protagonisti della poesia, ma diciamocelo, anche pittori, scultori e poeti avevano i loro pensieri sconci. Nella storia però ci sono stati artisti che hanno avuto il coraggio di parlare di questo tabù, complice anche il movimento culturale a cui appartenevano, ad esempio Anatolij Borisovič Mariengof, poeta russo vissuto nella prima metà del secolo scorso. Per questo mese infatti vi proporrò la traduzione delle prime tre strofe di un suo poema datato 1921 Razvratničaju s vdochnoven’em (Depravato ma ispirato)

Ora, il nostro caro Anatolij non ha avuto un’esistenza particolarmente fortunata: nato nel 1897 a Nižnyj Novgorod in una famiglia di origine nobiliare, iniziò già in gioventù a comporre versi e dopo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917 strinse un profondo rapporto d’amicizia con Sergej Aleksandrovič Esenin. L’anno seguente fondarono insieme il movimento imaginista, il quale vedrà la sua fine già nel 1924, tuttavia durante questi anni Mariengof conobbe la notorietà, vivendo però all’ombra dell’amico.

È necessaria a questo punto una minima spiegazione su cosa sia l’imaginismo, altrimenti del povero Mariengof si capirebbe poco e niente, senza dimenticare che la poesia che vi propongo venne composta dal nostro compagno proprio negli anni in cui era il numero due del movimento.

mariengof
Anatolij Mariengof

L’imaginismo, sinteticamente, vedeva l’immagine come l’elemento che creava la poesia, mentre tutto il resto, il ritmo, la musicalità e il tema stesso dei versi, andava in secondo piano. Per Vadim Gabrielevič Šeršenevič, imaginista che cercò di spiegare le basi del movimento, nella parola risiedevano due concetti fondamentali: il contenuto e l’immagine. Ed era proprio l’immagine a essere la portatrice del vero significato della parola, mentre il contenuto era frutto di mera razionalità, e lo scopo di questi poeti era riportare l’immagine all’importanza che le spettava. Le origini di questo movimento risalgono all’Imagismo inglese, tuttavia è preferibile confrontarlo con altre correnti russe dei primi anni Dieci del Novecento, come il simbolismo di Blok, l’acmeismo dell’Achmatova e il futurismo di Majakovskij. Questo paragone è necessario per il fatto che una parte essenziale dell’ideologia imaginista era la netta differenziazione con la poetica precedente, sia nei versi sia nella vita stessa, e per farlo non si diedero limiti. Per questo gli imaginisti vennero considerati, tra le altre cose, “anarchici” e “dandy” e proprio il nostro Mariengof si guadagnò la fama di “ultimo dandy della repubblica”. Tuttavia l’esponente più conosciuto fu Esenin, il quale donò un punto di vista estremamente personale, sperimentò molto a livello poetico e, nonostante i suoi versi non rispecchiassero appieno l’ideale imaginista, la sua vita rappresentava perfettamente questo ideale.

I membri del gruppo frequentavano caffè letterari, locande e bettole, conducevano una vita senza regole, fatta di vizi e dissolutezza. Amanti del vino e della vodka come delle donne (e in alcuni casi anche di uomini), non si curavano affatto di nascondere questa parte della loro vita, anzi non facevano che esaltarla, infatti gli scandali, le risse e disordini vari erano quasi all’ordine del giorno e il loro comportamento era dovuto alla necessità di mantenere la coerenza rispetto alle loro idee poetiche ed era volto ad attirare sempre più pubblico. In questo fu Esenin a fare da “maestro” e Mariengof fu spesso preso in considerazione solo ed esclusivamente perché era al suo fianco e, forse per rivalità, nel 1924 i due si allontanarono, per poi riappacificarsi alcuni mesi dopo senza però tornare all’idillio precedente, anche a causa del fatto che Esenin morì alla fine 1925.

Successivamente, il nostro Mariengof si dedicò maggiormente alla prosa e pubblicò nel 1927 Roman bez vran’ja (Romanzo senza bugie) in cui narra il rapporto proprio con il suo più grande amico, nel 1928 uscì a Berlino tramite una casa editrice russa Ciniki (I Cinici, ma pubblicato in Russia solo nel 1988) e nel 1930 Brityj čelovek (L’uomo rasato). Dopo questo romanzo cessò la sua attività di scrittore, soprattutto a causa dell’imposizione del realismo socialista da parte di Stalin. In seguito alla morte del dittatore avvenuta nel 1953 sembrava che Mariengof dovesse tornare alla ribalta grazie a una serata dedicata alle sue opere, ma tutto ciò non ebbe luogo perché il presidente della cerimonia Boris Michajlovič Ejchenbaum morì d’infarto proprio sul palco e tutto fu cancellato. Così Mariengof morì a Leningrado nel 1962, dimenticato da tutti.

Gli anni imaginisti rappresentano quindi per Mariengof il periodo di maggior fama e in questo articolo vi propongo la mia traduzione delle prime tre strofe del poema Razvratničaju s vdochnoven’em, pubblicato a Mosca nel 1921, nel pieno della sua attività poetica. Inizia lentamente per poi dare pieno sfogo alle sue sporche fantasie:

Развратничаю с вдохновеньем

1

Друзья и вороги

Исповедуйте веру иную

Веруйте в благовест моего вранья.

Как мертвую тушу лошадиную

Поетов насаживаю на рога

Своего вдохновенья.

Стаей вороньей

Тучей

Кружит над павшими бойца слава.

Только крылья о звезды звенят

И ухает,

Материков вздымая чорное брюхо, –

– уллюлю!

А скромный биограф уже стучит

Молотом воспоминаний по металлу слов,

Венец кует победителю.

 

Depravato ma ispirato

1

Amici e nemici

Professate un’altra fede

Credete nel rintocco della campana delle mie balle.

Come una carcassa di cavallo

Inforco i poeti sulle corna

Della mia ispirazione.

Uno stormo di corvi,

una nuvola

gira sopra i caduti la gloria del soldato.

Solamente le ali risuonano contro le stelle

E rimbomba,

Sollevando il ventre nero dei continenti, –

– ahuuu!

e un insignificante biografo batte già

il martello dei ricordi sul metallo delle parole,

la corona forgia il vincitore.

 

mariengof-1

2

В вазах белков вянут синие лилии,

Осыпаются листья век,

Под шагами ласк грустно шурша.

Переломил стан девий

И вылилась

Зажатая в бедрах чаша.

Рот мой розовый, как вымя,

Осушил последнюю влагу.

Глупая, не задушила петлёй ног!..

Вчера – как свеча белая и нагая

И я наг,

А сегодня не помню твоего имени.

Люди, слушайте клятву, что речет язык:

Отныне и во веки не склоню над женщиной

мудрого лба

Ибо:

Эта самая скучная из всех прочитанных мною книг.

 

 

 

 

 

 

 

2

Nei vasi delle cornee avvizziscono i gigli blu

Cadono le foglie delle palpebre,

frusciando tristemente sotto i passi delle carezze.

Ho spezzato il corpo verginale

e si riversava

La coppa stretta tra le cosce.

La mia bocca rosa, come una tetta,

ha prosciugato l’ultima umidità.

Stupida, ha soffocato la cerniera delle gambe!…

Ieri – come una candela bianca e nuda

E io nudo,

ma oggi non ricordo il tuo nome.

Gente, ascoltate il giuramento, che

proferisce la lingua:

d’ora in avanti anche nei secoli non

piegherò la fronte saggia davanti alle donne

giacché:

questo è il più noioso tra tutti miei libri letti

 

 

 

 

 

mariengof 2.jpg

3

Настеж рта гардероб
И язык,

Как красное платье.

Кому, кому серебро

Моей пепелящей плоти,

Кому глаза страдальные, как язвы?..

Тело закутайте саваном тишины,

Поставь луна погребальные свечи
А вы –

Чернорабочие молвы

Словами сочными, как вишня.

Зачните сказ:

„В некотором царстве, некоторомгосударстве

жил человече
„Точил он серебряные лясы „Имя ему при

рождении дали

И т. д.

 

 

 

 

 

 

3

Il guardaroba con le labbra spalancate
E la lingua,

come un vestito rosso.

A chi, a chi l’argento

Del mio corpo incenerito,

A chi gli occhi passivi, come una piaga…

Coprite il corpo con un lenzuolo funebre di silenzio

La luna poggia candele funebri
E voi –

Voci manovali

Con parole lussureggianti, come una ciliegia,

rattoppate il racconto:

“in un qualche regno, in un qualche Stato,

viveva un uomo

affilava il chiacchiericcio d’argento

gli hanno dato il nome al momento della nascita…”

Ecc.

 

 

 

 

 

mariengof 3.jpg

Un’importante nota traduttiva s’ha da fare: ho scelto di non mantenere lo schema delle rime della poesia, dal momento che questo avrebbe portato a uno stravolgimento troppo significativo del contenuto dei versi, quindi la traduzione presenta un verso libero.

Tornando al poema, ricordo che siamo nel 1921, in Russia, dopo la Rivoluzione, dopo la guerra civile, il regime si stava stabilizzando e quindi non è che la gente potesse propriamente fare tutto quello che voleva… cioè, bisognava accettarne le conseguenze, non soltanto dal punto di vista politico, ma soprattutto dal punto di vista del pudore. Il sesso era, ed è, un argomento non sdoganato e scrivere in maniera così esplicita era sicuramente un rischio. Infatti l’intento di Mariengof era palesemente quello di fare scalpore e ammiriamolo per il coraggio dimostrato.

Tradurre poesia non è mai semplice, ma nulla è intraducibile, e la parte più complicata di questo lavoro in particolare è stato quello di mantenere le stesse immagini che l’autore cerca di trasmettere e, dal punto di vista linguistico, tenere presente che alcune parole sono scritte in maniera leggermente diversa rispetto al russo attuale, ma da non madrelingua russa non si può mai dare nulla per scontato, anche senza differenze abissali.

Rinnovo l’invito a leggere poesie e in particolare vi incoraggio a leggere i versi russi del Novecento, c’è talmente tanta carne al fuoco che non potrete non rimanerne affascinati.

Ringrazio Martina Manzone per l’assistenza alla traduzione e la redazione in generale per la consulenza sulla traduzione del titolo del poema.

Illustrazioni di Ilinca Francisca Cojan

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