Portogallerotico: schizzi di musica e tradizioni

Articolo del nostro compagno di cella Lorenzo Brunetti.

Quella che pronuncerò potrà sembrare a tutti gli effetti una frase fatta ma, secondo me, mai più azzeccata quando ci si riferisce a questo “piccolo” paese situato nella periferia sud-ovest europea: quel che sorprende del Portogallo, infatti, è che non finisce mai di sorprendere.

E così, se già non sono in molti a sapere che nel XV e XVI secolo dal porto di Lisbona partivano equipaggi che raggiungevano i mercati di ogni angolo del pianeta, fatto che ha portato il portoghese ad essere l’unica lingua nel mondo (insieme all’inglese) parlata in tutti i continenti, sono probabilmente ancora meno numerosi coloro che conoscono la cultura e le tradizioni di questo popolo che è molto legato alla propria terra e il cui entusiasmo nell’esternare questa stretta relazione contagia anche chi non è originario del luogo. Ad esempio, durante tutto il mese di giugno, per le strade delle due principali città lusitane (Lisbona e Porto), ma non solo, si festeggiano i santi protettori ed è costume per la popolazione riversarsi nelle strade dei quartieri storici – come Alfama o Madragoa nel caso della capitale – per mangiare, bere e ballare tutti insieme al ritmo di musiche popolari, la maggior parte delle quali composte dai primi anni ’70 in poi. Questa tradizione potremmo già definirla non usuale se consideriamo il fatto che stiamo parlando di una capitale europea che accoglie milioni di turisti ogni anno.

L’aspetto più “bizzarro”, dal punto di vista di uno straniero che conosce la lingua, è, tuttavia, vedere nonni e nipoti cantare insieme, ad esempio, “A garagem da vizinha” di Quim Barreiros. Perché bizzarro? Perché è sufficiente dare un’occhiata al testo di questa canzone, la cui versione originale è da ricercare nel forró brasiliano, per riconoscere, senza troppi sforzi, i doppi sensi contenuti in essa. Prendiamo le prime due strofe e l’inizio del ritornello:

A garagem da vizinha

“Lá na rua onde eu moro, conheci uma vizinha
Separada do marido está morando sozinha
Além dela ser bonita é um poço de bondade
Vendo meu carro na chuva ofereceu sua garagem

Ela disse, ninguém usa desde que ele me deixou
Dentro da minha garagem teias de aranha juntou
Põe teu carro aqui dentro, se não vai enferrujar
A garagem é usada mas teu carro vai gostar
Ponho o carro, tiro o carro, à hora que eu quiser […]”

Il garage della vicina

“Là nella strada dove vivo ho conosciuto una vicina
Separata dal marito, vive da sola
Oltre ad essere bella è un pozzo di bontà
Avendo visto la mia macchina sotto la pioggia mi ha offerto il suo garage

Mi ha detto: nessuno lo usa da quando lui mi ha lasciato
Il mio garage si è cosparso di ragnatele
Metti la tua macchina qui dentro, altrimenti si arrugginisce
Il garage è usato ma alla tua macchina piacerà
Metto la macchina, levo la macchina, a tutte le ore che voglio […]”

Naturalmente sono citabili altri esempi di canzoni popolari a doppio senso riprese dal forró brasiliano come “A cabritinha” e “Bacalhau à portuguesa”.

Spostandosi a circa un’ora e mezzo di macchina a nord di Lisbona è possibile dirigersi verso una piccola città di 50.000 abitanti, chiamata Caldas da Rainha. In questo luogo va avanti, non senza difficoltà, una tradizione secolare di ceramica erotica.

Non è ben chiara l’origine di questa tradizione: la leggenda dice che il re D. Luís I (che regnò dal 1861 al 1889), nel tentativo di fare un regalo differente ad alcuni amici, chiese l’aiuto di Rafael Bordalo Pinheiro, il più grande ceramista portoghese di tutti i tempi, nonché artista a tutto tondo. Da allora Caldas da Rainha iniziò ad essere conosciuta come la terra dei falli anche se, in realtà, la parola portoghese utilizzata per definire questo luogo è ben più volgare.

Francisco e Cacilda Agostinho, marito e moglie, sono i due ceramisti che hanno continuato, nonostante le difficoltà nel mantenere aperta un’attività simile, a dedicarsi a tempo pieno a questa arte che, negli ultimi anni, ha perso molta della sua popolarità. Sono sempre meno i negozi in cui si possono trovare le tradizionali bottiglie a forma di pene eretto, tazze e piatti che raffigurano seni nudi, posaceneri che seguono la sagoma di un pene flaccido (niente male come denuncia sociale) e altri pezzi rappresentanti, ad esempio, l’entità del pene con le ali, il quale, secondo la leggenda, metteva incinte le ragazze entrando nella loro stanza nel cuore della notte. Leggenda che, in realtà, era diventata una vera e propria espressione popolare utilizzata da coloro che aspettavano un bambino e, non volendo far conoscere l’identità del padre, si limitavano ad affermare “è stato il pene con le ali”.

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L’umorismo è un elemento viscerale di questa tradizione. Famosa è, ad esempio, la tazza con la protuberanza maschile e la scritta: “Bere ma non mordere”.

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Lo stesso Francisco Agostinho, durante un’intervista rilasciata una decina di anni fa ad una televisione locale, risponde al giornalista, che lo incalza in modo scherzoso sull’abitudine della moglie di occuparsi di peni per tutto il giorno, che il problema è proprio quello: lei torna a casa la sera e, da quel momento, non vuole più vederne di nessun tipo.

Come detto in precedenza, se, fino a qualche decina di anni fa, arrivavano molte richieste anche dall’estero per i pezzi fallici in ceramica ed erano, di conseguenza, presenti sul territorio diverse fabbriche che si occupavano di questa particolare arte, da alcuni anni la richiesta è molto calata e la tradizione sta rischiando seriamente di scomparire. Per evitare questa triste prospettiva, dal 2009 si sono formate alcune associazioni e confraternite, anche tra gli studenti della Scuola Superiore di Arte e Design di Caldas da Rainha, le quali hanno organizzato mostre ed eventi per difendere e valorizzare questa tradizione cittadina. Ad esempio, nel 2009 è stata organizzata la prima mostra erotico-parodistica dedicata alla ceramica “caldense” e successivamente hanno preso vita tre edizioni della cosiddetta “Corrida do caralho” (che si può tradurre letteralmente con “corsa del cazzo”), una vera e propria corsa tra le strade della città, in cui per partecipare era sufficiente presentarsi con una specie di carrettino di legno, simile ad uno skateboard, a forma, ovviamente, di pene.

Infine, sulla base dell’idea della Sardinhas de Lisboa, un’esposizione organizzata nella capitale, la quale, grazie alla collaborazione di numerosi artisti plastici di tutto il paese, mira a creare una visione contemporanea della sardina, uno dei simboli più conosciuti del Portogallo in tutto il mondo, a Caldas da Rainha, negli ultimi anni, sono state promosse più edizioni della mostra intitolata Sardas das Caldas. La sfida a cui vengono sottoposti gli artisti partecipanti è quella di ricreare il fallo tradizionale attraverso i loro disegni. Il video e le immagini sono relative all’edizione del 2016 e le due foto rappresentano i lavori di coloro che hanno vinto il primo e il secondo premio nel concorso.

Gli eventi organizzati negli ultimi anni sono, quindi, il chiaro segnale che, almeno una parte della popolazione, vuole salvare e promuovere questo culto ancestrale, che rappresenta un forte richiamo all’identità cittadina ed è visto come un emblema della fertilità e della continuità della vita.

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