Sesso in bella mostra – a Vienna

Non so il tedesco, non so nulla di quella lingua. Così a Vienna non ho capito quasi niente, ma ho capito che è pulita. La manutenzione ordinaria degli edifici storici è impeccabile. Alcuni palazzi sono talmente puliti da sembrare modellini, e nemmeno gli angoli più angusti delle strade nascondono lo sporco che c’è a Parigi, Londra o Torino.

In tutto questo, anche per proteggersi dal freddo, siamo arrivati fino al Wien Museum di Karlsplatz, per visitare la mostra Sex in Wien. Da bravi turisti siamo andati la prima domenica del mese per avere il biglietto gratuito, così abbiamo dovuto fare la coda per ogni didascalia dell’esposizione.

Nel dicembre 2015 ho visitato al Musée d’Orsay la mostra sulla prostituzione Splendeurs et misères – Images de la prostitution 1850-1910, che è stata illuminante. Non erano neanche dovuti andare troppo lontano per le opere, visto che erano quasi tutte della collezione permanente. Era una mostra molto più incentrata sulla pittura, su quella infinità di quadri che come modelle avevano le belle prostitute di Montmartre e zona.

A Vienna mi sono trovata davanti a una mostra meno incentrata sull’arte e più utile per la lettura del rapporto con il sesso di una grande città occidentale. Non è una storia molto diversa da quelle delle altre città. Il racconto della mostra è scandito da argomenti universali, li passeremo in rassegna affiancando delle opere d’arte per libera associazione. Questo non solo perché in mostra erano esposti soprattutto oggetti e reperti storici, ma perché non ho rintracciato nulla di ciò che era esposto, nemmeno le passionali fotografie erotiche con soggetto saffico di Pez Hejduk, che l’internet mi dice sia un fotografo di architettura.

Premessa: siamo a Vienna quindi non possiamo dimenticarci né del caro vecchio Freud, né tantomeno il suo allievo Wilhelm Reich che nel 1927 scrisse La funzione dell’orgasmo. Ora, ricordandoci che la psicanalisi veglia su di noi, entriamo nel percorso più rilassati.

The Gaze

Magistrale entrata sull’argomento attraverso la parafilia del voyeurismo: in alcuni stati, oggi, quello fatto senza consenso è punito dalla legge. È una delle perversioni forse più antiche, nata principalmente dall’assenza di televisione e internet per migliaia di anni. Sta alla base dell’amore pornografico, della pittura intima del corpo. Ricordandoci quanta disparità di genere ci sia nella storia del sesso, ossia uomini che parlano di donne per altri uomini, la mostra preannuncia che si parlerà quasi solo di femmine, e lo farò pure io. Vi lascio entrare con questa immagine di Gustave Courbet alla quale sono molto affezionata, che ci rende voyeur sessisti e contenti.

1866-lorigine-del-mondo
L’origine du monde, 1866, Gustave Courbet

Jhoannes Endres nel suo paper dal titolo Diderot, Hogarth and the Aesthetic of Depilation affronta il tema della depilazione dal punto di vista di uno storico dell’arte, attraverso lo studio di alcuni testi del filosofo francese e del pittore inglese. Non c’è scampo: rasata è meglio. Sì, nella bellezza ideale della purezza estetica. Ma sappiamo bene quanto ciò possa essere stressante e complicato. Per questo a noi piace Courbet.

«L’altra notte l’ho portata su, per compassione, e indovina un po’ cosa aveva combinato quella troia scema? Se l’era rasata… nemmeno più un pelo sopra! Hai mai avuto una donna che s’è rasata la fregna? È repellente, no? Ed anche buffo. Come dire? Pazzesco. » Henry Miller, Tropico del Cancro, 1934

Eye Contact

Anche nel campo del contatto visivo è quasi inutile sottolineare quanto gli uomini siano sempre stati più avvantaggiati. Per secoli uno sguardo femminile non sarebbe mai potuto partire se non da una teatrante o ballerina scandalosa, o da una prostituta. Ricordiamo in campo artistico lo scalpore rumoroso che fece l’Olympia di Manet, criticato di aver dipinto una donnaccia che guardava dritto negli occhi lo spettatore, alla stregua di un cliente. Ai giorni d’oggi, ci sono situazioni in cui se una ragazza non ti guardasse negli occhi potresti rimanere single a vita. I tempi cambiano, e anche gli sguardi.

ragazza-con-calze-grigie-1915
Ragazza con calze grigie, 1917, Egon Schiele

Uno sguardo a caso, quello della ragazza con calze nere (o grigie, a seconda delle didascalie) di Egon Schiele, che mi sembra abbastanza esplicito e deciso.

Una delle prime mosse dei viennesi, a quanto pare, è sempre stata quella di chiedere da accendere. La mostra, come l’amplesso, apre e chiude con la sigaretta. Ricordo ai lettori che a Vienna in parecchi locali si può ancora fumare dentro, non solo per il freddo ma anche per rendere possibile la stabilità demografica del paese.

Simpaticissima apertura della mostra è quella che vede un poster giallo che rappresenta l’Hunky Code: quando uno sguardo non può dire tutto, un complicato sistema di fazzoletti colorati aiuta la comunità omosessuale a riconoscere attivi o passivi, amanti del pissing o del fisting (se non sapete cosa sono queste cose, è molto importante che vi informiate). Ricordate il colore arancione: significa “va bene tutto”.

ranx_jj

Quindi la prossima volta che non sapete dove mettere il fazzoletto, non fate come Ranxerox. Ah, scusate il francese, ma ho solo questa edizione.

Physical Contact

Qual è stato il metodo più facile per toccarsi e strusciarsi nei secoli europei? Ballare, ovviamente! In fondo ancora oggi se ci chiudiamo in posti angusti e pieni di persone, uno dei pochi validi motivi è quello di entrare in contatto con qualcuno. Vale anche la mano morta dell’amico che usa la scusa dell’ebbrezza.

Vediamo qui delle rappresentazioni di serate danzanti, dal pomposo valzer Viennese di Wilhelm Gause

wilhelm_gause_hofball_in_wien
Court Ball at the Hofburg, 1900, Wilhelm Gause

 

Al Boogie Woogie di Guttuso, dove nell’angolo in fondo a destra possiamo riconoscere un esemplare di essere umano che prova a baccagliare con una sigaretta. Questa serata probabilmente sfocerà nell’onanismo.

boogie-woogie-1953-renato-guttuso
Boogie Woogie, 1953, Renato Guttuso

Fino alla discoteca odierna dove, in effetti, è più difficile trovare la propria sposa come durante un valzer. Molto importante è anche l’abbigliamento da ballo: non recriminiamo le giovani ragazze scollate o con le minigonne! Le loro trisnonne aristocratiche che andavano a ballare nel 1865, dopo una giornata soffocata in corpetti e colli altissimi, se ne uscivano con vestiti raso capezzolo. Come non compatirle?

Foto 1, Moda giorno “Copriti, da brava”

Foto 2, Moda sera: guarda caso non è facile trovare foto di questi abiti indossati, se me lo mettessi sembrerei una porno star amante del romanzo storico.

In ogni caso bisognerebbe stare attenti ad andare a ballare, come ci ricorda questo poster:

f9bb28ead1eb2a7c092000cd3ebe8b2d

Norms

Nella storia dell’uomo il sesso è stato normato più volte, in diversi scritti di diversa importanza come la Bibbia o Cioè. La prima regolamentazione ferrea è stata quella del matrimonio, regolamentato dalla Chiesa Cattolica nel 1215 con il Concilio Lateranense IV. Organizzare il sesso monogamico ed eterosessuale dava una grande sicurezza sociale, rendendo anche improbabile la dispersione economica. Regolamentazioni in seno al matrimonio sono sempre state fatte: chi, dove sposarsi, con chi, di che sesso devono essere le persone che contraggono il matrimonio, quante devono essere, e soprattutto quali debbano essere i ruoli dopo aver fatto il patto.

pascal-adolphe-dagna-bouvert-une-noce-chez-le-photographe-1878-79-musee-des-beaux-arts-de-lyon
Une noce chez le photographe, 1878-79, Pascal-Adolphe Dagna-Bouvert

Cheese

Un fenomeno normativo che invece fece evolvere estremamente il potere di decisione in ambito sessuale delle persone fu l’introduzione dei metodi contraccettivi, che dal preservativo in budella di animali arrivarono alla creazione della pillola negli anni 60, che aiutò estremamente il percorso di quegli anni verso la libertà sessuale.

And the villain still pursues her

Prohibitions

Le norme, nella maggior parte dei casi, sono composte da proibizioni. Non solo al di fuori dal matrimonio, ma anche all’interno dello stesso, con manuali veri e propri che insegnavano cosa fare e cosa non sognarsi nemmeno insieme al proprio partner per la vita. Per secoli è stata la Chiesa ad occuparsi di cosa fosse lecito o meno, in primis l’omosessualità e il sesso extra coniugale, a seguire tutto ciò che non rendeva l’atto procreativo.

Per ricordare la proibizione dell’amore omosessuale, ed elogiarlo, invoco di nuovo Courbet con Il sonno del 1866

Courbet, Le sommeil / 1866 - Courbet, Le sommeil / 1866 - G. Courbet / Le sommeil / 1866.
Le sommeil, 1866, Gustave Courbet

L’Illuminismo si basò invece come al suo solito sulla ragione, considerando ciò che poteva essere permesso o meno in base soprattutto alla sua salubrità. La psicanalisi arrivò con il suo studio delle parafilie e perversioni, aumentando almeno la considerazione che si poteva dare a questi atteggiamenti. Ma per lungo tempo queste preferenze vennero connotate con disprezzo, o comunque vennero riconosciute come vere e proprie malattie. In tutti i casi, come ancora oggi, si arrivò a una considerazione diabolica e peccaminosa di chi amava cose diverse dalla norma.

Proibizione numero uno della storia dell’uomo, tranne per pochi momenti memorabili come le feste dionisiache o il 1969, è stata la promiscuità. Un male sopra tutti, strettamente legato al diffondersi di terribili malattie veneree come la sifilide e compagnia bella.

640px-angelo_bronzino_003

Da Allegoria di Venere e Cupido di Agnolo Bronzino- particolare della Follia, anche interpretata come allegoria della sifilide

Ma più di tutto legato al rischio di prolificare a casaccio e spargere eredità in tutti gli angoli del pianeta. Uno schema che prima o poi si dissolverà, ma che si mantiene abbastanza solido, è quello della differenza di genere e la promiscuità. Non servirebbe ripeterlo, ma è ancora normale che un uomo promiscuo sia considerato un figo agonistico, mentre per una donna c’è sempre qualcosa di cui vergognarsi. Ma noi supereremo anche questo.

C’è una lotta proibizionista molto più importante e dolorosa: è la lotta alla masturbazione. Hanno inventato cinture da tortura che impedivano sia a maschi che a femmine di toccarsi. Oggi sappiamo che masturbarsi fa più che bene, ma all’epoca si parlava addirittura di conseguenze negative sulla spina dorsale. Oggi alcuni burloni ricalcano le mode antiche con questa foto o pagine come Stop Masturbation Now. Insomma, ricordatevi che masturbarsi è bello e fa bene alla salute di sé e degli altri. Per l’argomento scelgo una delle mie opere preferite, un quadretto delizioso visto alla mostra parigina Fragonard Amoureux, che raffigura una giovinetta che dopo una lettura licenziosa si rilassa abbastanza esplicitamente tra sé e sé.

pierre-antoine-baudouin-la-lecture-c-1760
La Lecture, 1765 cca, Pierre-Antoine Baudouin

Un altro discorso è da fare sulla pedofilia, che nel percorso è trattata senza giudizio alla stregua di altre parafilie. In mostra raccontano di un famoso Friedrich Horschelt, che nel 1815 fondò una compagnia di balletto a Vienna, dove lavoravano quasi solo bambine e ragazzine. Per far fede alla sua fama di impresario, Horschelt decise di far incontrare gli uomini dell’alta borghesia o aristocrazia Viennese con queste bambine per dei rapporti sessuali. L’imperatore Franz si vide costretto a vietare i balletti con i bambini. L’associazione storia dell’arte e pedofilia fa spuntare alla mente Hans Bellmer e le sue bambole pubescenti, per cui ve ne dono una inquietante visione:

hans-bellmer-la-poupee-1936-berlin
La poupée, 1936, Hans Bellmer (Berlino)

Places for Sex

In questa sezione della mostra è presentata una vera e propria topografia del sesso viennese. Una cosa è sicura, nella maggior parte dei casi si cerca di fare sesso fuori di casa: case private, nightclubs, hotel a ore, bordelli ma anche parchi, bagni pubblici e saune. Tutti i luoghi dell’amore cambiano e sono cambiati, da un quartiere all’altro, a Vienna come qui.

800px-get_lautrec_1894_salon_in_the_rue_des_moulins
Salon de la rue des Moulins, 1894-1895, Henri de Toulouse-Lautrec

Position & Depictions

Si torna a parlare di normative e raccomandazioni, ma in questo caso quelle all’interno delle relazioni: in quali posizioni stare, come comportarsi, cosa non fare in nessun caso, un misto tra il Levitico e Cosmopolitan.

khajuraho-temple
Ecco delle depictions induiste da uno dei templi Khajuraho

L’assunto estremo è stato quello di dividere tutti in due categorie, non solo dal punto di vista della loro capacità biologica ma anche a seconda della loro volontà. È un esempio l’eterno dualismo attivo/passivo, o la restrizione binaria della coppia che vede non solo “un uomo e una donna”, ma più precisamente “solo un uomo e solo una donna”. Questi dogmi, insieme alla credenza di un ordine naturale nel genere, sono stati sfidati con successo dalla teoria Queer per quanto riguarda l’appartenenza a un genere, e sulla scia di alcune scelte di vita anti tradizionali come quella del poli amore, per quanto riguarda le scelte relazionali.

Post coital

In mostra ci ricordano l’importanza della sigaretta post coitale ma vorrei ricordarvi quanto sia ben più importante la toeletta di fine sessione. Non possono non balenare alla mente le rappresentazioni delicate delle donne intente a lavarsi o asciugarsi dipinte da Edgar Degas, realista mascherato da impressionista.

After_the_Bath,_Woman_drying_herself_-_Edgar_Degas_-_National_Gallery 1890-95.jpg
Dopo il bagno, Donna che si asciuga, 1890/95, Edgar Degas

Ci siamo fumati la nostra sigaretta, ci siamo guardati, abbiamo ballato, siamo finiti a letto, ci siamo sposati, poi siamo tornati a fumare e ci siamo trovati un’amante. Ci siamo presi la sifilide, ce la siamo curata, abbiamo iniziato a prendere la pillola, abbiamo fatto di nuovo sesso e ora ci asciughiamo dopo una bella doccia fredda. La mia pro zia diceva che per togliersi le voglie andava fatto un bidet gelato, io dico che per farsele venire bisogna passare per Vienna.

Advertisements

One comment

  1. Una delle cose belle di questo articolo è che non c’è nessun bisogno di essere stati alla mostra per capirlo. Ma adesso ho una voglia matta di andarci e saperne di più.

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s