Novembre – Editoriale

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[In copertina: Tavola anatomica da autopsia. Disegno di Ilinca Francisca Cojan]

[In sottofondo: Gabor Szabo – Dreams]

MARTINA: Ragazzi, io mi sono stufata di stare qua sotto al buio, non trovate si stia un po’ stretti? E poi c’è quella tizia senza occhi che mi fissa… Se tornassimo di sopra?

NADIA: Ma se è senza occhi come fa a fissarti? Certo, questo posto mette i brividi, ma vale comunque la pena restare qui sotto: potremmo trovare qualcosa di interessante. Guarda, laggiù ci sono dei libri!

EDI: Eh, dipende! Dipende dai libri! Si potranno aprire, questi libri? Potranno leggersi, questi libri? Siamo noi che li leggiamo, o si leggono da soli? Potranno essere usati come fermacarte o per non far traballare il tavolo? Traballerà qualcos’altro, i pensieri liberi traballeranno sotto l’egida dell’Inquisizione!

ILINCA: Questa umidità mi dà prurito alla testa.

DAVIDE: Lo sento anch’io ma mi sa che non è l’umidità.

MARIELLA: Ho appena sentito una goccia d’acqua andare a tempo, faceva tum tum tam, io giuro che non ho detto niente a nessuno, ho solo preso in prestito una sciarpa nel bar di fronte, e poi ancora non ho ben capito se devo andare a destra o a sinistra, anche se ho sentito dire che giù la via è libera.

ILINCA: Ma lo sai che l’essere umano in realtà è in grado di tranciarsi le dita a morsi con la stessa facilità con cui morde una carota? Soltanto il cervello ci impedisce di farlo per istinto di autoconservazione. Crunch.

MARTINA: Ho perso la mia bombetta, dov’è finita la mia bombetta? E’ caduta sul selciato, sul selciato gelato, nel vicolo cieco, nel vicolo ceco. Che corsa, che paura. Ah, eccola la mia bombetta. Ch! Ch! Mi sta venendo la tosse.

MARIELLA: Tum tum tam.

NADIA: Acqua. O uranio? Attenti alle radiazioni, si attaccano ai vestiti, e non sono più di moda. E attirano i topi, i golem, le lady e i cimiteri. Si attaccano ai vestiti, striscian sulla pelle, svegliano i bambini. Fuggi fuggi nel burrone, o mia giovane Ljudmila, balla balla con lo jeti e tutto finirà. Quest’umidità mi dà alla testa.

EDI: Non fate caso a me, la libertà di stampa è obsoleta.

DAVIDE [apre un grosso volume e punta il dito su una pagina]: Weird, dall’anglosassone wyrd, “destino, fato”. Scomparso dalla lingua inglese nel medioevo, viene reintrodotto da Shakespeare per le weird sisters che predicono la morte di MacBeth. Il significato moderno di “strano, anormale” è un’interpretazione successiva.

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