Ranxerox – Ma tutti così siete, in questo fumetto di merda?

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In questo mondo del futuro l’underground è all’opposto di dove dovrebbe essere: al trentesimo piano di una Roma verticale e distopica, un piano della città nel quale addirittura i tassisti hanno ottenuto il permesso di non lavorare. In questa città distrutta da violenze e decadenza, un giovane studelinquente del DAMS costruisce un umanoide a partire da una fotocopiatrice Rank Xerox.

L’Italia della fine degli anni Settanta stava attraversando un periodo di crisi sociale ed estremizzazioni altissime. Mafia, Brigate Rosse, fascisti. A Roma, le brillanti teste degli artisti underground assorbivano il disagio delle periferie per riversarlo nelle loro invenzioni.

Lo studelinquente viene arrestato nella protesta dell’università del 1986, ribaltamento alla George Orwell delle proteste sessantottine. La fotocopiatrice fugge in preda alla più inaudita violenza: è nato Ranxerox. Siamo nel 1978, a Roma, e la creatura è frutto di collaborazioni geniali con l’artista Stefano Tamburini, che in quegli anni formano la cultura underground italiana attraverso la pubblicazione di numerose riviste.

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Nel 1977 esce il primo numero di Cannibale, stesso nome di una rivista dada di Francis Picabia. Nasce da un’idea di Tamburini, appena ventunenne, insieme a Marco D’Alessandro e Massimo Mattioli. Viene distribuita da Il Male, rivista satirica famosa per le sue copertine che imitavano i quotidiani nazionali, con notizie false e molto pungenti (come quella volta che hanno collaborato con Ugo Tognazzi e l’hanno fatto passare per capo delle BR). Tamburini lavora a Cannibale con Filippo Scòzzari e Andrea Pazienza, colui che gli presenterà quel collaboratore virtuoso che è stato Tanino Liberatore. Anche se Cannibale non riesce a svilupparsi, nel 1980 nasce una nuova rivista innovativa e storica: Frigidaire. Abbandonando la satira in stile Il Male, decisero di fondare una rivista che non contenesse solo fumetti ma anche testi di critica sociale e recensioni musicali.

Da tutte queste collaborazioni è nato un fumetto che ha avuto successo ovunque, in particolar modo nei luoghi sacri del genere come Giappone, Francia e Stati Uniti. Ranxerox è un superuomo, un androide, una fotocopiatrice, ma esprime in sé una inconsapevolezza del tutto umana.

Ranxerox uscì per la prima volta sul primo numero di Cannibale nel 1977, scritto e disegnato da Tamburini, con alcune strisce di Pazienza e Liberatore. Quest’ultimo, nel 1978, esordisce sul terzo numero della rivista con la rinascita di Ranx.

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Il personaggio rimane pressoché uguale nel comportamento e nelle azioni, come quelle di picchiare i bambini a sangue o sparare ripetutamente a quelli che gli vendono i proiettili. Nella versione di Tamburini conosciamo il personaggio in una veste estremamente underground, in un bianco e nero ruvido e decadente. La trama rimane politicamente scorretta dall’inizio alla fine, e parla di un mondo che sembra distopico ma in realtà ha molte corrispondenze con la realtà di quegli anni. La droga gira dappertutto: uno degli spacciatori confida a Ranx che in realtà si vende benissimo anche al 3° piano, ma il 30° darà sempre più soddisfazioni. La prima cosa che fa Ranx è mettere un disco in un locale: il pezzo è Now I Want to Sniff some Glue. La musica è centrale nella produzione artistica post punk. A un concerto degli Stinki di Santos un giovane spigoloso flirta con una giovane presentandosi come uno dei Gaznevada, gruppo vicino ai fumettisti di Cannibale e famosi per canzoni come Mamma dammi la benza.

Il filo conduttore della storia sarebbe una tipica storia d’amore e avventura, dove la fanciulla deve essere continuamente salvata e l’innamorato fa di tutto per soccorrerla. Ma nella Roma dell’88 la fanciulla è una giovanissima dodicenne, che in realtà sembra un po’ approfittare della buona fede robotica e delle impeccabili prestazioni sessuali della fotocopiatrice. Entrambi inebriati dalla droga, dalle siringhe con le quali Ranx si inietta la Vinavil, si aggirano per le strade e i locali del trentesimo piano.

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Tra tutte le avventure il nostro antieroe salva la sua amata Lubna infinite volte (come quando evira un maniaco trisessuale ispirato al Joe Galaxy di Massimo Mattioli), grazie alla sua tecnologica indistruttibilità e ad una buona dose di fortuna. Il centro del suo funzionamento è un cervello di cavi e pulsanti; è a causa degli incidenti che cambia continuamente la parte superiore della testa.

Nel 1978 esce il Ranx firmato da Liberatore, con testi di Tamburini. Quest’ultimo volle un disegnatore di mano accademica come Liberatore, per dare un profilo più forte e d’impatto alla storia. Così comparve Ranxerox a colori, nelle scolpite anatomie e contorsioni di quello che fu definito da Frank Zappa il Michelangelo del fumetto. Tamburini curò la storia alimentandola di episodi di trasgressione sempre più violenti rispetto al primo numero.

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Nel secondo episodio incontriamo una descrizione del funzionamento di Ranx molto interessante:

“Il cervello elettronico di Ranxerox è strutturato in modo da produrre emozioni sintetiche. Dati tre tipi di stimoli primari, quali un colore, un timbro vocale, un odore, scattano tre relè che determinano una fotocopia di passione (odio, amore, indifferenza). Questi sentimenti meccanici sono naturalmente molto rudimentali e instabili: cambiano, nei riguardi di una stessa persona, se quest’ultima cambia abito o atteggiamento. Al resto provvede un rozzo istinto animalesco di sopravvivenza. Unico mistero resta l’incredibile trasporto amoroso che nutre per Lubna, dovuto probabilmente ad un colpo in testa che ha provocato la stabilizzazione in ciclo continuo (loop) di un programma. […]”

Sembrerebbe quasi una metafora di quello che, in fondo, è un essere umano.

La violenza sessuale al trentesimo piano è assolutamente all’ordine del giorno. Durante una ricerca di Lubna, Ranx incontra un’amica della ragazza, Martina. È lei che, all’ennesima molestia, esclama:

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“Ma tutti così siete, in questo fumetto di merda? E fatevi una sega insalata di finocchi!”

Il secondo e il terzo numero furono creati dai disegni di Liberatore con testi di Tamburini. Ma il giovane inventore romano morì di overdose nel 1986, e l’ultimo episodio della saga rimase in sospeso. Dieci anni dopo, nel 1996, arrivò così in aiuto il francese Alain Chabat per la scrittura dei testi creando un ultimo episodio molto più vicino alla tradizione francese del fumetto di fantascienza, presentando una storia più intrecciata, complessa e lunga. Le ingiustizie e le violenze rimangono, ma il nostro Ranx è stato riprogrammato nella mentalità di un prete, che viene spedito negli Stati Uniti per trasportare l’unica possibile medicina contro una misteriosa peste fucsia. Il disegno di Liberatore è ancora più realistico e curato delle precedenti edizioni, vista anche la crescita artistica degli anni passati tra l’ultimo episodio e quello del ’96.

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Un personaggio unico e non inimitabile, che ha cambiato il suo aspetto nelle differenti edizioni ma rimanendo sempre fedele alla sua linea: una linea violenta, scorretta ma soprattutto portata avanti da una passione immensa, quale l’amore per Lubna.

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