V Podpol’e. Il Sottosuolo di Mosca

“Ma perché la metro non passa per di lì?”
“Eh, perché ci sono i sotterranei.”
“Che vuol dire i sotterranei?”
“Vuol dire che ci sono le cripte delle chiese, un po’ di gallerie che collegavano vari palazzi reali, poi gli infernotti, le vecchie ghiacciaie torinesi, ogni tanto trovano qualche rovina romana, sembra ci siano anche delle grotte alchemiche. C’è un mucchio di roba lì sotto, mica puoi buttare giù tutto.”
“La rete fognaria no?”
“Sì beh, a quel punto quella è il meno.”

[In sottofondo: Amon Düül II – Pale Gallery]

Non si può mai stare tranquilli. Uno pensa che mentre cammina sotto i suoi piedi ci siano al massimo le fogne e poi solo solida terra e invece viene a sapere che c’è il mondo. Torino è particolarmente famosa per questo, dal momento che poggia realmente su tutto quello menzionato sopra, grotte alchemiche a parte. Gli infernotti poi sono così estesi da formare un’autentica rete sotterranea attraverso la quale fino a una trentina d’anni fa si poteva percorrere la città in lungo e in largo, prima che le singole ghiacciaie venissero delimitate dai legittimi proprietari.
Ma oggi non siamo qui per parlare di Torino. Se volete visitare il suo sottosuolo potete unirvi ai tour delle gallerie militari o andare alla ricerca di quelle entrate che si dice siano ancora aperte in città. Oggi invece parliamo del mondo sotterraneo di Mosca.

La Terza Roma in tutto il suo splendore. Tenete d'occhio questa mappa, più avanti vi servirà.
La Terza Roma in tutto il suo splendore. Tenete d’occhio questa mappa, più avanti vi servirà.

Con oltre mille anni di storia sulle spalle e un certo odio sovietico verso chi si fa troppe domande, Mosca è piena fino all’orlo di misteri, leggende e voci mai confermate. A proposito di ciò  che si nasconde sottoterra, ad esempio, molti citano una biblioteca segreta sotto nientemeno che il Cremlino. L’anno è il 1472 e lo zar Ivan III prende come seconda moglie Sofia Paleologa, nipote dell’ultimo imperatore bizantino, nella speranza di legittimare il suo potere agli occhi di Roma e dimenticando che la principessa era l’erede a un trono che aveva cessato di esistere quasi vent’anni prima. Ma è la dote di quest’ultima a essere particolarmente interessante, perché fuggendo da Costantinopoli era riuscita a mettere in salvo centinaia di volumi della biblioteca imperiale, considerata l’ultima grande biblioteca dell’antichità. Classici greci e latini, storici dell’impero bizantino e tomi di origine ebraica ed egizia che sarebbero altrimenti andati perduti durante la conquista ottomana.
È il nipote Ivan il Terribile a far costruire una biblioteca sotterranea per custodirli, temendo che un carico tanto prezioso quanto infiammabile possa andare distrutto negli incendi che affliggono di frequente Mosca. Si dice che passi lunghe ore tra quei libri alla ricerca di un sapere in grado di aumentare il suo smisurato potere. Poi certo, non essendo Il Terribile solo per hobby, la collega anche a una rete di cunicoli e camere di tortura in cui finiscono oppositori politici, traduttori di ebraico poco volenterosi e gli stessi architetti, ragion per cui il segreto della sua ubicazione muore assieme a lui un tragico pomeriggio di marzo.
Nel corso dei secoli un nutrito gruppo di persone, da Pietro il Grande allo storico Ignatij Stelleckij, hanno cercato di rintracciarla, scavando non solo sotto il Cremlino ma anche fuori Mosca, in luoghi legati a Ivan il Terribile come il villaggio di Aleksandrov. Inutile dire che nonostante gli sforzi di una simile meraviglia non è mai stata avvistata nemmeno l’ombra. Per quanto poco centrato negli ultimi anni di vita, lo zar doveva essere stato piuttosto astuto nello nascondere tesori.

Per qualche secolo del sottosuolo di Mosca non si sente più parlare se non a fine Settecento, quando il fiume Neglinnaja viene interrato e trasformato in una serie di canali sotterranei, usati come fognature fino agli ultimi anni del XIX secolo. Per darvi un’idea della vastità del progetto, considerate che la Neglinnaja, che scorreva e scorre ancora a ovest del Cremlino, si era rivelata un ostacolo tale che l’intera città fino a quel momento si era sviluppata quasi esclusivamente a est. Ma è in epoca sovietica che ha origine uno dei misteri più intriganti di Mosca. Rispondete (è un ordine!): cosa c’è di più pericoloso di un capo di stato paranoico? Un capo di stato paranoico con accesso alle ricchezze di un impero pluricentenario!

Un po’ di contesto. Nel 1935 viene posata la prima linea della metropolitana, collegante le stazioni di Ochotnyj Rjad e Smolenskaja, che viene salutata come il primo passo verso il Radioso Avvenire socialista. Nell’aria aleggia già un leggero odore di paranoia da quando alcuni ingegneri della metropolitana di Londra, assunti come consulenti, sono stati arrestati dall’NKVD con l’accusa di spionaggio. Ciò nonostante i lavori procedono spediti persino durante la guerra e alla morte di Stalin nel 1953 sono attive  almeno cinque linee per un totale di 51 km di tunnel. Dico “almeno” perché pare che nonno Iosif non si sentisse sicuro in superficie e avesse ordinato la costruzione di bunker strategici, situati tra i 100 e i 200 m di profondità in diversi luoghi di Mosca, inclusa la sua dača nel sobborgo di Kuncevo (dove una volta era tutta campagna e ora c’è solo un altro quartiere della metropoli). I bunker erano raggiungibili con mezzi motorizzati attraverso due tunnel passanti rispettivamente sotto il Cremlino e Sokol’niki, una delle prime stazioni della metropolitana. Ampliati da numerose sale e corridoi secondari, i bunker erano veri e propri appartamenti assegnati a una ristretta cerchia di persone e progettati a una profondità tale da essere immuni a qualsiasi bombardamento. Sembra che furono adoperati di frequente durante la Seconda Guerra Mondiale, quando Stalin stesso li adoperò per lasciare la città e rifugiarsi per qualche tempo a Samara, a circa 1000 km dalla capitale.
Su ciò che successe ai tunnel dopo la morte di Stalin le fonti sono discordanti, ma secondo la maggior parte di esse l’intera rete venne ampliata e fornita di una propria metropolitana, da cui il nome di Metro-2 con cui ci si riferisce di solito al progetto (anche se pare che il KGB, imperscrutabile come sempre, l’avesse ribattezzata D-6). L’attuale sistema è costituito da quattro linee note:

  • Linea 1, la principale costruita riadattando alcuni tunnel di Stalin, parte dal Cremlino in direzione sud-ovest passando per la Biblioteca di Stato Russa, la “casa gialla” dell’NKVD (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni, antenato del KGB) in piazza Smolenskaja, l’Università Statale di Mosca e il quartiere Ramenki, l’Accademia dell’FSB (Servizi Federali per la Sicurezza, successore del KGB) e l’aeroporto di Vnukovo. È la linea più importante in quanto non solo tocca i punti nevralgici del potere militare a Mosca ma ospita, sotto Ramenki, una città sotterranea in cui possono abitare fino a 15000 persone. Accessi a questa linea si trovano nella Biblioteca di Stato (studiato come piano d’evacuazione per un numero casuale di civili, perché in fondo i sovietici avevano un gran cuore), alla stazione Smolenskaja della linea 4 della metropolitana e da un settore della Facoltà di Chimica dell’Università.
Metà anni Settanta, vista aerea dei giardini dell’Università e del quartiere Ramenki in lontananza. Sono cerchiati quelli che sembrano essere impianti di ventilazione per la città sotterranea.
Metà anni Settanta, vista aerea dei giardini dell’Università e del quartiere Ramenki in lontananza. Sono cerchiati quelli che sembrano essere impianti di ventilazione per la città sotterranea.
  • Linea 2, parte dal Cremlino e si sviluppa verso sud per circa 74 km fino a Bor, una pensione governativa nelle vicinanze dell’aeroporto di Domodedovo. Secondo alcuni tale pensione sarebbe una copertura per una base d’emergenza dello Stato maggiore delle forze armate. Prove dell’esistenza di tale linea sono alcune testimonianze di abitanti della zona che riferiscono di strani movimenti di mezzi corazzati negli anni Ottanta. Uno degli accessi si situa da qualche parte nel quartiere di Caricyno.
  • Linea 3, parte dal Cremlino, passa per la prigione della Lubjanka e il quartier generale del Distretto Militare di Mosca per poi virare verso est, fino al sobborgo di Balašicha. Luoghi d’interesse di questa linea sono un paio di bunker sotto la Lubjanka e il parco Ismajlovskij e un’altra città sotterranea, ad uso esclusivamente militare e capace di ospitare fino a 20000 persone, sotto Balašicha. È possibile (si fa per dire) accedere alla linea attraverso nientemeno che il Teatro Bol’šoj o dietro una fontana in piazza Teatral’naja.
  • Linea 4, in realtà ancora in fase di costruzione e quella su cui si hanno meno notizie. Pare che sia comparsa tra le spese governative nel 1997 ma tutti quelli che hanno indagato ora stanno camminando sul fondo della Volga. È previsto che parta sotto piazza Smolenskaja e prosegua verso ovest sotto la fermata della metro Park Pobedy, passi a ridosso della casa di El’cyn sull’Osennyj boulevard e termini nel sobborgo di Barvicha, sotto al quale è prevista un’altra cittadella sotterranea ad uso medico o militare.

Tutta questa teoria di cunicoli, bunker e strutture nascoste nasce nei primi anni Novanta quando lo scrittore Vladimir Gonik parla di lussuose stanze utilizzate dal Politburo e dei tunnel che le collegano. Come Gonik sia venuto a conoscenza di questo non ci è dato sapere, ma dal quel momento in poi è caccia alla galleria e negli ultimi vent’anni sono andati alla ricerca della Metro-2 giornalisti, mitomani e veri e propri gruppi indagatori del sottosuolo. Fantasie o meno, qualcosa è venuto alla luce (gioco di parole assolutamente voluto): un rapporto del Ministero della Difesa degli Stati Uniti parla di una rete sotterranea più profonda dell’attuale metropolitana e cita la presenza di alcuni bunker sotto al Cremlino, all’Università e all’aeroporto di Vnukovo.

Dal Dipartimento della Difesa statunitense in persona: la Metro-2 è indicata dalle due linee tratteggiate, sulle quali è segnata anche la posizione di almeno cinque bunker.
Dal Dipartimento della Difesa statunitense in persona: la Metro-2 è indicata dalle due linee tratteggiate, sulle quali è segnata anche la posizione di almeno cinque bunker.

Né il governo né l’amministrazione della metropolitana hanno mai confermato o smentito ufficialmente l’ipotesi della Metro-2. Nel corso degli anni si sono succedute numerose interviste a ufficiali ed esponenti di spicco che hanno dato versioni spesso contrastanti di un tale progetto. Come ha notato qualcuno, tutto ciò è molto sovietico da parte loro e di solito in passato tale atteggiamento indicava che c’era qualcosa di vero dietro. Il punto ora è capire quanto di vero ci sia. I gruppi di “scavatori” hanno scoperto decine di tunnel inutilizzati e non ma sorge un problema: primo, è improbabile che i servizi segreti lascino cadere in disuso gallerie di vitale importanza per il governo; secondo, la metro di Mosca, quella ufficiale, è ormai un moloch impazzito che conta 14 linee e più di 200 stazioni e che tra non molto festeggerà cent’anni di attività. Esiste un numero incalcolabile di tunnel di servizio, gallerie abbandonate a metà e vicoli ciechi per cui, anche se si trovasse qualcosa di plausibile, non si potrebbe avere la certezza che si tratti veramente della Metro-2.

Quindi? Niente di vero? Tutte visioni di qualche pazzo? Beh, non proprio. Tanto per cominciare, uno dei bunker di Stalin esiste veramente. È il Bunker-42 o Taganskij, costruito a 65 m di profondità in prossimità della metro Taganskaja, a sud-est del centro di Mosca. Venne costruito nel 1951 in preparazione ad un possibile attacco nucleare e usato principalmente come centro di comunicazioni e spionaggio. Negli anni Sessanta venne ulteriormente ampliato fino a raggiungere una superficie di 7 km quadrati ed equipaggiato per ospitare fino a 6000 persone per tre mesi consecutivi. In seguito al collasso dell’Unione Sovietica venne usato sempre meno, finché nel 2006 non venne messo all’asta e acquistato da una compagnia privata. Oggi è uno dei musei sulla Guerra Fredda più interessanti che Mosca abbia da offrire. Per quel che riguarda il resto, è bene ricordare che due delle forze motrici (e cause della rovina) dietro l’Unione Sovietica erano la paranoia e la necessità di essere sempre meglio protetti e armati dei propri avversari. Per quanto forse non così estesa e sofisticata come pensano molti, una rete sotterranea del genere risponderebbe bene a entrambi i criteri.

 

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